Home > FRA LE RIGHE / RUBRICA > Vivere o sopravvivere, il dilemma di un uomo pacifico
Julian-Burnes
Tempo di lettura: 3 minuti

Vivere per accumulare giorni e ricordi o vivere trasferendo le vincite di una puntata su un’altra successiva? Tony, il protagonista de “Il senso di una fine” (edizioni Einaudi, 2012) di Julian Barnes, ha una certa attitudine all’autoconservazione e alla sopravvivenza che ha dimostrato passando la vita a scansare inquietudini. Finchè, un giorno, l’inatteso arriva a sconvolgere la sua esistenza di uomo pacifico e un po’ codardo.
Un compagno di studi, Adrian, morto suicida molti anni prima, lo cita in un diario, di cui Tony può leggerne, dopo una faticosa ricerca, solo una pagina. Ma manca il seguito, la frase è monca, priva della reggente, è troncata a metà come l’amicizia che c’era stata fra di loro, come il rapporto con Veronica che fu l’anello di congiunzione fra Tony e Adrian. Un periodo ipotetico sospeso (“Dunque, ad esempio, se Tony…”) che Tony prova a completare cercando di rintracciare il senso di quello scritto e di quei quartant’anni che nel frattempo sono passati.
Non solo il cosa è accaduto nei rispettivi cammini, ma anche il come la vita sia stata vissuta. Da quella pagina del diario di Adrian, Tony, ormai uomo di mezza età, si interroga sulla cautela dietro cui si è sempre comodamente riparato, sull’accadere della vita piuttosto che sul farla accadere padroneggiandola, prendendola a due mani e giacandosela tutta.
“Pensavo alle cose che mi erano successe negli anni e a quanto poco avessi fatto succedere io”, è questa allora la differenza con la scommessa di cui parlava Adrian nel diario? Una giocata come nell’ippica, dove punti, rischi e se vinci la giocata si trasferisce e si accumula su un successivo pronostico. Quanti più, per, meno e diviso ci sono nella vita e nelle relazioni? E come si fa a non fermarsi a una semplice addizione, ma a capire che la crescita sta oltre? La crescita come sviluppo dell’accumulo è quello che Adrian aveva saputo capire giovanissimo. Ma Tony no, deve accadere (ancora una volta) qualcosa perché si metta dentro alle cose.
Il ricordo dell’amicizia con Adrian e dell’amore con Veronica, diventa, per lui, rielaborazione dell’io che restituisce una versione di sé diversa, meno conveniente perché foriera di rimorso. La memoria lo riallaccia di colpo a un passato quasi dimenticato, il tempo oggettivo e regolare non coincide più con il tempo soggettivo che è “quello che si porta sull’interno del polso, proprio accanto alle pulsazioni cardiache”, un tempo emotivo, scandito solo dall’irrompere dei ricordi.

Commenta

Ti potrebbe interessare:
DIARIO IN PUBBLICO
Imitazione e verità
Porto Ferrara: una rivista non provinciale
einaudi-mostra
Nel segno dello Struzzo: mezzo secolo di cultura e raffinato book design
mazzucco-6come6
FRA LE RIGHE
I ritmi e i tagli della vita

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi