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#VocidalGad – Ilaria Baraldi: “Il quartiere Giardino multiculturale è una risorsa”

Con questa intervista parte una serie di appuntamenti dal titolo “VocidalGad” che vuole essere un modo per approfondire e conoscere sia le problematiche sia i personaggi che, in una maniera o nell’altra, le vicissitudini di questo quartiere le vivono come protagonisti. Politici, amministratori, presidenti di associazioni o liberi cittadini, chiunque abbia avuto un ruolo nella “Bufera Gad” avrà spazio per l’approfondimento, per far luce sulla zona che, nel bene e nel male, sarà la protagonista del prossimo anno ai fini elettorali.
La prima a prestarsi è stata la neo eletta segretaria del Pd cittadino e consigliera comunale, Ilaria Baraldi. La sua intervista non è casuale: non solo il suo partito è al governo della città da tempo, ma lei vive il quartiere Giardino quotidianamente, sia come politica che come cittadina, un motivo in più perché la sua sia una voce particolare da tenere in considerazione, sotto tutti i punti di vista.

Il primo tema dal quale partire non può che essere la zona Gad…
Io partirei con un dato di fatto oggettivo che è l’attenzione estrema che ha questa amministrazione adesso nel quartiere Giardino, dall’evidenza che quest’estate sarà la zona con il maggior numero di iniziative ed eventi e quindi ovviamente anche di investimenti a monte di tutta la città.
Poi su questo, a margine, si potrebbe anche aprire un ragionamento, su questa esasperata attenzione nei confronti di un quartiere di uno dei comuni territorialmente più estesi di tutta Italia. Da un lato, credo, si debba riconoscere all’amministrazione di aver risposto alle sollecitazioni del territorio, rispetto a un problema oggettivo di cambiamento di vivibilità, dall’altra parte forse dovremmo anche provare tutti insieme a ritrovare un po’ di equilibrio sotto questo profilo perché, appunto, la città è grande, ogni quartiere ha le sue caratteristiche, le sue problematicità, e non si deve cadere nel rischio opposto di concentrarsi esclusivamente su un quartiere, per altro dimensionalmente abbastanza ridotto, dimenticandosi o trascurando le esigenze di tante altre zone della città, come ad esempio il ”Forese”, che invece patiscono sicuramente un isolamento maggiore.
Detto questo, insisto sempre e comunque, tutte le volte che discuto di questa tematica, nel pregare di parlare del quartiere Giardino e non di Gad, per una questione di parola legata al pensiero e alla localizzazione dell’oggetto in discussione, perché Gad erano tre quartieri uniti mentre l’attenzione che si sta prestando al quartiere Giardino, indotta ovviamente dalle problematiche che conosciamo, fa riferimento ad alcune specifiche vie, quindi cominciamo a delimitare e delineare meglio la zona di cui si sta parlando, anche per restituire dignità al Giardino che è sempre stato e resta, secondo me, urbanisticamente il più bel quartiere della città, perché è stato costruito con il pensiero di essere appunto il “giardino” della città e credo che anche attraverso il nome i residenti per primi dovrebbero tornare a essere orgogliosi, per prima cosa perché è vero, e per seconda cosa perché, prima o poi, a questo quartiere andrà data la possibilità di riprendersi il posto che merita.

Molte persone però hanno paura di questo quartiere…
Il fatto che le presone non vogliano venire ad abitare qui non deve far pensare che sia di per sé un brutto quartiere. Ha delle difficoltà che si stanno cercando di affrontare ma è anche una zona che ha visto e vissuto dei momenti positivi. Momenti che faccio molta fatica a pensare e immaginare che non trovino lo spazio adeguato e almeno equivalente alle notizie negative sui media.

E’ cambiata negli ultimi tempi la zona? Soprattutto a livello etnico?
C’è stato un cambiamento che ha investito tutto il nostro Paese a causa di fenomeni migratori che oggettivamente ci hanno trovati impreparati nella loro gestione. Questa zona ha subito una veloce modifica della propria composizione sociale, e questo, ovviamente, ha comportato, non avendo gestito bene questo afflusso che probabilmente non andava tutto incanalato in determinate zone, ma si sarebbe dovuto dirigere e render più liquido in tutta la città, delle conseguenze negative,  andando ad impattare su un quartiere per altro prevalentemente residenziale ed anziano. Questo ha creato delle frizioni molto importanti, su questo, successivamente, si è andato ad aggiungere il problema dello spaccio di droga che si è concentrato moltissimo qui. Non che prima non esistesse lo spaccio, ma tanti anni fa chi vendeva droga aveva il colore della pelle chiaro.

C’erano anche altri quartieri problematici, come Barco.
Anche il quartiere Barco, assolutamente. Io ho sempre vissuto nel quartiere Giardino, ho frequentato le scuole “Mario Poledrelli”, e andavo a giocare nel piazzale Giordano Bruno. Io le siringhe dei drogati lì me le ricordo, quando ero bambina, quindi non stiamo parlando di un fenomeno che è sorto l’altro ieri…
Fino a qualche anno fa lo spaccio era in mano ad altra etnia. Ora, in poco tempo, sono stati sostituiti da persone in prevalenza provenienti dalla Nigeria.

Potrebbe esserci lo zampino della mafia in tutto questo e non solo quella, appunto, nigeriana? Se ne è mai parlato in Consiglio?
No, non se ne è parlato in Consiglio perché purtroppo è il nuovo modo di fare politica. Noi tutti, da destra a sinistra, abbiamo completamente smesso di affrontare i problemi cercando di andare alla radice e facendo seguire la sintesi ad un’attenta analisi, questo oramai l’abbiamo perso, nel senso che c’è il problema, ragioni su quel problema quotidiano, pensi di averlo risolto e passi a quello successivo, e questo ti impedisce di avere una visione sistemica.

Anche l’esercito quindi è stata più un’operazione di facciata?
E’ un palliativo. Giustamente fai riferimento al fatto che è cambiata la tipologia di coloro che spacciano che è la bassa manovalanza, credo non stupisca nessuno il fatto che chi si vada a prendere per spacciare gli ultimi degli ultimi, quelli che hanno meno possibilità, quelli che hanno meno da perdere, quelli che in grande numero sono fortemente sostituibili, quindi chi meglio dell’immigrato che magari non ha un lavoro? E io aggiungo che abbia anche poca coscienza di quello che sta effettivamente facendo.

In che senso?
Io immagino una persona giovane che arriva qui, non conosce l’italiano, è ovvio che non conosca la nostra società, figurarsi se conosce la nostra normativa. Ho anche l’impressione che si sfrutti molto la loro sostanziale inconsapevolezza e incoscienza di quello che stanno facendo. Poi è chiaro che gli diranno di stare attenti se vedono un agente con la divisa blu e che devono scappare, quindi capiranno che stanno facendo qualcosa di sbagliato. Ma non è una coscienza civica e sociale formata. Questo, secondo me, è comunque un primo atto di riconoscimento della persona aldilà dell’azione che compie, che andrebbe fatto ovunque e su chiunque.

Però mi confermi che non è mai stata fatta una seria e attenta analisi?
Sotto il profilo politico no, io auspico che la stiano facendo sotto il profilo delle indagini.

Però in Consiglio comunale no…
In Consiglio no, però ti aggiungo che sono una sostenitrice della necessità della legalizzazione delle droghe leggere come efficace strumento di riduzione del danno, che è uno dei tanti temi che qui in Italia non si riesce ad affrontare con serietà, nonostante le innumerevoli sollecitazioni di soggetti come procuratori antimafia, che indicano in tutti i recenti documenti che sarebbe una via da percorrere, ma aggiungo anche il fatto che il continuare a concentrare l’attenzione mediatica e anche la richiesta alle forze dell’ordine di intervenire sull’ultimo della catena, cioè sullo spacciatore in bicicletta, non cambia niente. È molto mediatico, ma quindici minuti dopo ce n’è un altro, perché sono tanti e hanno bisogno di portarsi a casa qualche spicciolo.
Questo ovviamente aumenta anche la sensazione che siano ovunque, perché di fatto li hanno messi nelle condizioni di essere tanti e di sparpagliarsi per la città o fino a poco tempo fa di essere fortemente concentrati in via Cassoli e nel quartiere Giardino, ma è innegabile che sotto il profilo investigativo il tema sia come viene portata tutta questa droga in città, e quindi risalire a come arrivi, da dove, e chi la porta, perché Ferrara non può essere una piazza di spaccio cosi enorme da richiedere un numero cosi grande di persone che spaccino. Molto probabilmente c’è una congiuntura che fa si che Ferrara si trovi al centro di uno scambio di sostanze, però ripeto io sto facendo delle ipotesi. Sono idee di cui si può ragionevolmente parlare.

Confesso che mi sorprende molto il fatto che in Consiglio non se ne sia parlato…
Quando è uscito qualche articolo sulla questione della mafia nigeriana, l’assessore Modenesi è stato messo sotto attacco perché aveva negato l’esistenza. Adesso non ricordo esattamente le dichiarazioni, ma aveva sorvolato sull’importanza della mafia nigeriana quando non è che lui la negasse, ma naturalmente rimandava alle indagini delle forze dell’ordine lo scoprire in che termini l’eventuale mafia nigeriana avesse un ruolo centrale, ci fosse o non ci fosse, anche perché trasferire sul piano politico discussioni che richiedono competenze e conoscenze investigative non è semplice e non è neanche corretto.
Però io non mi stupirei se all’origine della catena criminale ci fosse qualcosa di molto più locale o comunque di molto più italiano, ecco.

Tutto ciò mi porta a un’altra riflessione: c’è chi vi accusa di aver abbandonato per molto tempo questo quartiere e che ora, con l’avvicinarsi delle amministrative, vi stiate concentrando per racimolare consensi.
Allora cerco di darti una risposta che sta a metà tra il politico, l’amministratore e il residente. Quindi parlo volendo essere considerata titolata a farlo, perché comunque io abito lì.

Anche per questo ho scelto te, non è stato una caso.
Ho una mamma settantenne che per quanto in splendida forma, è una donna sola che abita lì con me. Esce costantemente a piedi e in bici, torna col buio, non ha paura e vive il quartiere con la stessa sensazione di serenità con la quale lo vivo io. Ho una bambina di 6 anni che porto a giocare nel piazzale Giordano Bruno. Spesso vado in giro in treno quindi la zona certamente più problematica e le altre zone le conosco, le frequento, ci passo, con la luce e con il buio, vedo le cose che non dovrebbero esserci o che è brutto vedere, tipo le persone ubriache bianche sotto i portici davanti al bar difronte alla stazione e i ragazzi che spacciano in bicicletta e così via. E un gran quantitativo di persone nere. Però, come dire, su di me non hanno nessun effetto, nel senso che quello è il mondo verso il quale si sta andando, le persone si spostano e noi tra qualche decina d’anni saremo percentualmente meno bianchi perché ci saranno più persone che si saranno spostate.

Questo spaventa però qualcuno, c’è chi arriva a parlare anche di “sostituzione etnica”.
Ecco, quando sento “radici culturali”, “radici cristiane”, “prima gli italiani”, mi vengono i brividi. Io sono nata casualmente in Italia e casualmente a Ferrara, non ritengo di avere nessun diritto di prelazione nei confronti del Paese nel quale vivo rispetto ad una persona molto più sfortunata di me nata migliaia di chilometri più a sud, la quale si sente costretta a spostarsi e a cercare un posto migliore in cui vivere. Io non sono nessuno per dire a questa persona di non venire in Italia. Dopo si apre tutta la questione che dovrebbero essere libere tali persone di spostarsi all’interno di tutta l’Europa, ma forse è un discorso un po’ troppo “radical chic”, però in qualsiasi paese che ha vissuto migrazioni prima di noi, l’Inghilterra o gli Stati Uniti ad esempio, non fa nessuna impressione vedere la persona nera o la persona scura perché portoricana, integrata nella società.
E’ il salto culturale che manca: noi tra 20 anni saremo così, prima ce ne convinceremo e meglio sarà, alcuni lo vivono come un dramma di sostituzione etnica, non io.

Torniamo al Giardino e al ritardo sugli interventi da parte vostra come amministrazione…
Quel quartiere ha cominciato a manifestare una situazione di disagio forse poco prima che io venissi eletta, quindi più o meno dal 2012, non prima in quella forma. Sono disposta ad ammettere che rispetto alla segnalazione di un problema dello spaccio ci sia stata una sottovalutazione da parte dell’amministrazione del disagio avvertito e segnalato sulle prime dai residenti. Quando ci si accorge tardi di un problema bisogna dirlo. Adesso però non mi possono dire “state investendo perché l’anno prossimo ci sono le amministrative”. Bisogna scegliere: se mi segnali che c’è un problema, l’amministrazione risponde, poi non si può rinfacciare questa risposta alle problematiche.

Però c’è una forte concentrazione di eventi.
C’è stata una certa concentrazione perché per anni siamo stati sempre, costantemente, come quartiere, sulle prime pagine dei giornali, dalla Nuova fino al Carlino. Il tema a Ferrara, l’unico sul quale sembrava ci si dovesse confrontare, è stato per mesi e mesi il quartiere Giardino e la pericolosità di questa zona. A questo punto è abbastanza evidente che quando la situazione diventa così grossa da essere vissuta da chi c’è dentro e vista da chi è fuori al punto da pensare che viviamo a Gotham City, è ovvio che un’amministrazione ha tutto l’interesse a  rispondere al bisogno del cittadino e di fare investimenti di un certo tipo, e io rivendico con forza la tipologia di questi investimenti: urbanistici, di recupero di spazi che altrimenti sarebbero abbandonati e molto probabilmente occupati, vedi Grisù. E che la piantino di tirare fuori la questione di Grisù come enclave chiusa..
Ci sono un’infinità di progetti di carattere culturale e sociale, di mediazione. È chiaro che il periodo primavera/estate aiuta perché puoi sfruttare gli spazi all’aperto, però oggettivamente non mi si può venire a dire “adesso è troppo perché l’anno prossimo si vota”. No. Anche perché sono almeno tre anni che c’è una progettualità attorno a quel posto. Il recupero di Grisù o il rifacimento della palazzina ex mof non li puoi fare in sei mesi dalle elezioni, sono progetti di carattere urbanistico partiti molto tempo fa.

Sicuramente, però, vi starete preparando anche per le amministrative e proprio su questo i risultati deludenti a livello nazionale, mi viene in mente Franceschini, secondo te avranno ripercussioni anche a Ferrara? E la gestione dell’immigrazione e una visione che non ‘paga’ a livello elettorale, potrebbe condannarvi?
La visione dell’immigrazione con le differenti etnie che convivono insieme, del doversi abituare all’entrare nel terzo millennio, nella società ‘globalista’, quella delle tante culture che convivono, può spaventare a tal punto i ferraresi da far avverare quello che qualcuno si augura.
Naturalmente quello dell’immigrazione sarà il tema centrale insieme alla Carife. Fortunatamente il Palaspecchi oramai è lavoro avviato.
Spero che comunque la campagna elettorale si giochi sui risultati ottenuti.
Ma su questo abbiamo fatto una campagna elettorale nazionale e sappiamo che non è andata bene, e ne siamo consapevoli.

Sentori negativi?
Percepisco fortissimo un vento che ancora prima che politico è culturale, che è cambiato. Lo avverto in maniera potente e non mi piace, ripeto, prima ancora che per una questione politica per me è di cultura, perché abbiamo smesso di ragionare in modo lucido e prospettico sulle cose, e adesso paga moltissimo il discorso della chiusura, solo noi, solo i puri, solo quelli che sono nati qua, solo quelli che vivono qua da più tempo; evidentemente un discorso che sotto il profilo politico ed elettorale paga, perché fa leva sulle paure delle persone. Quello che a me dispiace è che un certo tipo di ragionamento politico, anche a sinistra, si è lasciato trascinare su questa ondata del ragionamento di pancia, smettendo di fare le domande giuste. Noi alle persone non dobbiamo chiedere cosa possiamo fare per togliere la paura, noi dobbiamo chiedere, prima di tutto, di cosa abbiano paura veramente. Perché io non credo che messo di fronte all’umanità di un suo simile, ci sia qualcuno disposto a non riconoscergli il diritto di farsi una vita dignitosa qui.
Naturalmente stiamo parlando di moderati, con gli estremisti non solo non credo di non poterci ragionare, ma non ho nemmeno intenzione di provarci.

Tra gli estremisti c’è anche l’ex vescovo Negri con la sua ‘Familia Christi’ secondo te?
Assolutamente. Adesso ne abbiamo uno decisamente più in linea con le idee di accoglienza, di uguaglianza e di inclusione. Noi abbiamo da recuperare sul terreno della gestione. Io non metto neanche in discussione che queste persone che arrivano vadano accolte, il lavoro grosso da fare è gestire la loro vita quotidiana, metterle nelle condizioni di viver una vita decorosa e di poter in qualche modo inserirsi all’interno della società. E da lì tutto il tema integrazione. Su questo però avrei da precisare un punto. Molti affermano che chi viene qui deve adattarsi alla cultura del nostro paese. Io la vedo diversamente, nel senso che secondo me il bello dell’integrazione è immaginare che ad un certo punto si produca un mix nuovo, un ibrido culturale che risulti dalla fusione delle culture di persone con diverse provenienze. Questo mi affascina moltissimo. Capisco che per taluni possa sembrare lo snaturamento del propria identità, però, siccome non mi sembra che il nostro paese ‘solo’ italiano stia messo bene sotto tanti punti di vista, credo che dovremmo darci una possibilità anche in questo senso, primo tra tutti sul tema demografico. Io non mi sento defraudata di nulla se la mamma della compagna di classe di mia figlia fa cinque figli e io ne ho solo una, sono approcci differenti e a me sta benissimo che i suoi figli abbiano le stesse possibilità della mia e mi sta benissimo che mia figlia cresca in un mondo che è aperto, inclusivo.

Questo si scontra con la realtà mondiale dove dappertutto le risposte progressiste stanno perdendo lasciando spazio ai populisti e sovranisti.
Ma perché noi facciamo le domande sbagliate..

Domande sbagliate in tutto il mondo?
Non posso esaurire il discorso a livello mondiale, ma prendendo Ferrara il vero problema è il lavoro. Se le persone si sentissero più sicure in termini di denaro, che tra un mese continuerò ad avere lo stipendio oppure sono sicuro che mio figlio troverà un lavoro come desidera, o come genitore o come nonno non mi sento in dovere di continuare ad occuparmi di mio figlio anche quando avrà 30 anni, non sarei cosi arrabbiato o spaventato e non me la prenderei con l’ultimo.

C’è chi sostiene, magari con un po’ di malizia, che a questo si è arrivati per colpa del Pd.
Noi dimentichiamo di parlare dei nuovi lavori, abbiamo l’ossessione della fabbrica, dell’operaio, che per altro oramai vota Lega da anni. Ben prima di Renzi che, tra parentesi, non ho mai votato.

Insisto sul panorama nazionale, quindi mi spieghi perché il Pd non viene votato dagli operai ma dall’alta borghesia dei Parioli a Roma per esempio?
Ma perché noi oramai rappresentiamo un élite culturale. Bisogna serenamente guardare alla realtà e ammetterlo. Dopo aver prosciugato il senso di colpa, se riusciamo a fare questo nostro passaggio interno, di capire che abbiamo cambiato la nostra rappresentanza e che siamo diventati un’altra cosa, potremmo ricominciare a crescere. Siamo legati ancora profondamente al ragionamento politico e non a quello di pancia e questo lo riconosco come dato positivo al mio partito. Credo che vada riconosciuto al Pd il fatto di non aver levato gli ormeggi e aver seguito il Movimento 5 Stelle o la Lega nel campo degli slogan non argomentati.

Tutto ciò, pensando all’anno prossimo, in cosa si dovrebbe tramutare?
Guardando all’anno prossimo, noi dobbiamo dire molto bene le cose che sono state fatte e ammettere gli errori che sono stati commessi, le cose che potevano essere fatte meglio e le cose che non siamo riusciti a finire in tempo. Poi bisogna dire come si vede questa città non tra 5 anni ma tra 20 anni, cioè l’idea di quello che debba diventare Ferrara va detta molto chiaramente.

…e rilanciare il lavoro. I dati della Cgil non sono confortanti.
Non sono assolutamente rosei. Penso che cultura e turismo siano non la chiave di volta, ma rappresentino la caratterizzazione maggiore di questa città e che con essi si possa creare lavoro, c’è bisogno però di un grande sforzo anche da parte dei privati, sostegno da parte di un’imprenditoria che abbia voglia di scommettere su questa città. Forse ci siamo anche un po’ tutti abituati all’idea che i posti di lavoro siano creati da un’amministrazione locale; essa ha il compito di creare le condizioni perché chi vuole investire lo possa fare velocemente ed efficacemente.

Pensando a questo mi viene in mente l’incubatore di imprese che è il Grisù. Questo luogo però sarebbe, insieme ad altri, una delle piccole isole di tranquillità per il Pd, al di fuori delle quali regna invece la Lega. E’ vero?
Ti invito a fare un breve sondaggio tra tutti coloro che lavorano al Grisù e chiedere che cosa votano, avrai delle sorprese. Così come se lo andassi a chiedere a tutte le associazioni dette “amici degli amici”. In pratica ciò ti fa capire che questa amministrazione ha dato valore ai progetti senza chiedere la tessera o il voto in cambio, dando spazio a tutti.. Se nel Grisù non ci fossero le imprese, ora sarebbe già occupato, creando ulteriore degrado.

C’è chi vi ha accusato di aver speso sessantamila euro senza chiedere ai residenti cosa doverci fare al Grisù però.
Ci sono quelli che non frequentano Grisù. Ci saranno sempre quelli che non entreranno per mille motivi che vanno dal fatto che non sanno cos’è, o al fatto che noi gli stiamo sulle scatole come amministrazione e pensano che lì dentro ci siano gli “amici degli amici”, al fatto che semplicemente sono persone anziane che alla sera alle otto e un quarto vanno a letto e vogliono essere lasciate in pace e non disturbate. Quest’estate in quello spazio verranno fatte almeno una cinquantina di iniziative che vanno dai concerti fino agli spettacoli teatrali, danze, rappresentazioni, corsi di filosofia eccetera; sono iniziative gratuite per chiunque voglia parteciparvi. Pensare che si possa immaginare di descrivere Grisù come un’enclave chiusa che addirittura respingerebbe fuori il quartiere… solo una persona che non sa cosa sia può descriverlo in questo modo, dopodiché ci sono sicuramente dei soggetti che pensano che non sia attraverso queste iniziative che si risolva il loro problema di deprezzamento dell’immobile, o il problema che quando aprono le finestre ci sono due nigeriani che si picchiano. Io dico che ci arriviamo anche attraverso la gestione di spazi come Grisù, perché qualsiasi esperienza si vada a vedere all’estero, penso banalmente alla Germania, sulla rigenerazione di un quartiere, parte dal rigenerare degli spazi che devono essere messi a disposizione di qualcuno che abbia voglia di farci qualcosa di costruttivo, e quando attaccano Grisù, non attaccano l’amministrazione, ma attaccano le persone che ci lavorano dentro, e questo per me è straordinariamente offensivo.
Aggiungo anche che quando dicono che Ferrara-Off ha preso non so quante migliaia di euro ed è una realtà che non c’entra niente con il quartiere Giardino, si dice il falso perché il “Festival Bonsai” di microteatro che hanno fatto qualche settimana fa, ha portato centinaia di persone in giro per quel quartiere. Smettiamola con le retorica secondo la quale i residenti vorrebbero altro. Quali residenti? Ci sono io, conosco tante persone che lì ci vivono e lo fanno bene e vogliono continuare a viverci, nonostante riconoscano il cambiamento subìto e le difficoltà che si stanno incontrando, ma questo non porta loro a dire che vivono nel posto più pericoloso del mondo. Credo veramente che si debba fare un’operazione per dare voce anche alle persone che la pensano diversamente perché sono almeno due anni che si fanno parlare solamente quelli scontenti.

Però in sostanza il problema c’è, non è solo una “percezione”?
Dal dire che un problema non esista al dire che viene percepito in maniera differente da me o da te il discorso cambia, cioè io percepisco il mio quartiere in un modo, il mio vicino lo percepisce in un altro.
Sempre tornado al fatto che bisognerebbe sapere quello che si sta dicendo. Però, ripeto, bisognerebbe dare voce anche alle persone che testimoniamo il fatto di vivere in un quartiere diverso da quello che quotidianamente viene descritto da alcuni personaggi, che poi conosciamo, come Andrea Rossi, Nicola Lodi…

Però la loro strategia porta dei risultati.
Assolutamente, che la sinistra sia stata colta assolutamente impreparato sul fronte della comunicazione sui media è sotto gli occhi di tutti.
Probabilmente abbiamo commesso con i 5 Stelle lo stesso errore che commettemmo all’epoca con la Lega, li abbiamo derubricati come ‘passeggeri’, e invece poi…
Per noi c’è sicuramente da preparare una campagna elettorale molto dura, ma penso che i ferraresi, quando sarà il momento di valutare com’è la loro città oggi e come potrebbe essere un domani nelle mani di persone che professano soltanto parole di odio e di chiusura, che utilizzano strumenti di violenza anche solo verbale, io penso che per quanto disincantati, ragioneranno molto bene sul dove mettere la x.

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