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Voucher agricoltura : perchè no?

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di Alcide Mosso

L’agricoltura ferrarese, al pari di quella nazionale, si trova in grave difficoltà ma c’è uno strumento che potrebbe alleviare le sofferenze del settore. Si tratta del “voucher”, che già aveva dato buoni risultati (consentendo,fra l’altro, l’emersione dal lavoro nero di numerose situazioni), poi soppresso o comunque snaturato a causa delle imposizioni ideologiche della CGIL e di buona parte della sinistra.

Nonostante una parziale apertura di “Italia Viva” (che poi, more solito, ha fatto marcia indietro), il governo è rimasto cieco e sordo dinanzi alle reiterate richieste del mondo agricolo, supportate anche da Stefano Bonaccini (dichiarazione del 31 marzo).

Con una radicale semplificazione del voucher “agricolo” sarebbe possibile garantire opportunità di lavoro ad almeno 50mila giovani studenti, pensionati, cassintegrati e percettori di reddito di cittadinanza nelle attività stagionali in campagna. È la stima fornita da Coldiretti in riferimento al record fatto registrare dalla cassa integrazione in Italia con 835 milioni di ore autorizzate ad aprile con prospettive di licenziamenti e chiusure.

“L’Italia in questo momento non ha bisogno di posizioni ideologiche ma di scelte pragmatiche e i voucher in agricoltura servono subito per continuare a garantire le forniture alimentari di cui il Paese ha bisogno e non far marcire i raccolti nei campi ma anche a consentire a percettori di ammortizzatori sociali di trovare una occasione di integrazione del reddito proprio nelle attività di raccolta”, ha affermato il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel chiedere che vengano assunti provvedimenti straordinari da attuare limitatamente alla durata dell’emergenza e a determinate categorie.
Per questo – precisa il presidente della Coldiretti – va immediatamente aperto anche un canale di collaborazione con Paesi come la Romania da dove viene circa 1/3 dei lavoratori stagionali impegnati nelle campagne italiane con i quali nel tempo sono stati stabiliti rapporti fiduciari. Decine di migliaia di lavoratori rumeni secondo la Coldiretti sono potuti tornare a lavorare nelle campagne della Germania e della Gran Bretagna grazie a accordi tra i diversi Paesi che hanno utilizzato i corridoi verdi per la libera circolazione degli stagionali agricoli all’interno dell’Unione Europea durante l’emergenza Coronavirus. E lo stesso Governo francese, al fine di far fronte alla carenza di manodopera agricola, ha annunciato la riapertura delle frontiere per permettere ai lavoratori europei di entrare in territorio francese per prestare la propria collaborazione nei campi.

Con il blocco delle frontiere in Italia secondo la Coldiretti sono venuti a mancare circa duecentomila lavoratori stranieri assunti regolarmente che arrivavano temporaneamente in Italia per la stagione di raccolta per poi tornare nel proprio Paese. Coldiretti ha bocciato la sanatoria degli immigrati irregolari tanto voluta,fra le lacrime, da Teresa Bellanova. “L’intesa raggiunta sulla regolarizzazione dei migranti n on è risolutiva dei problemi del mondo agricolo anche per i tempi che non combaciano con quelli delle imprese“ ha affermato Prandini. “Il punto è che “ nelle campagne le esigenze sono immediate mentre per la regolarizzazione ci vorrà tempo“.
Le ricette per aiutare il mondo agricolo dunque esistono e sono ben chiare.
Che cosa aspetta il governo a muoversi prima che le nostre campagne subiscano i disastrosi effetti dell’emergenza Coronavirus?

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