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Zone rurali: continuamente penalizzate dalle “chiusure” dei Comuni

Tempo di lettura: 3 minuti

Da: Erika Angelini, Ufficio Stampa Cia Ferrara

Zone rurali: continuamente penalizzate dalle “chiusure” dei Comuni
Il disagio economico e sociale di chi vive in un paese oltre i cinquemila abitante che non ha servizi o negozi dove fare acquisti in maniera conveniente

FERRARA, 21 gennaio 2020 – La nostra Regione rimarrà in “zona arancione” per almeno altre due settimane e questa ennesima collocazione in una fascia con molte restrizioni preoccupa fortemente Cia-Agricoltori Italiani Ferrara per le ripercussioni a livello economico e sociale.
Le deroghe che consentono lo spostamento di trenta chilometri solo per chi vive nei Comuni sotto i 5mila abitanti o di recarsi nei comuni limitrofi se esiste maggiore convenienza per gli acquisti, infatti, non sono sufficienti per chi abita in alcune zone rurali del territorio lontane dal comune capoluogo e dai centri urbani maggiormente serviti.
“Potrebbero apparire problemi “secondari” – commenta Stefano Calderoni, presidente di Cia Ferrara – ma la norma che impedisce alle persone di spostarsi dal proprio Comune è fortemente penalizzante per chi abita nelle aree rurali ed è così “sfortunato” da vivere in un Comune che supera di poco i 5mila abitanti. Ovviamente sappiamo che il legislatore doveva definire un numero di abitanti e che le norme tendono a scontentare sempre qualcuno.
Ma in tutti questi mesi non si è mai considerato che nelle aree rurali vivono agricoltori o persone impiegate nel settore agricolo, che attraversano un doppio problema economico: da un lato hanno visto la loro attività, penso soprattutto ad agriturismi e aziende florovivaistiche, subire cali di fatturato vicini al 100% e dall’altro sono costretti a fare acquisti in un ambito ristretto, senza poter
recarsi dove c’è davvero maggiore convenienza. Perché il nostro territorio, soprattutto il Basso Ferrarese, è fatto di Comuni molto simili che non sempre sono autosufficienti a livello di servizi e qui è la norma recarsi nei capoluoghi per soddisfare anche le esigenze primarie. Una situazione che, a parte i mesi estivi, dura ormai da un anno. Sono consapevole che come cittadini dobbiamo pensare, prima di tutto, alla salute e al bene della collettività.
Ma quando si fa fatica ad arrivare a fine mese e non si può andare in un negozio grande, con più disponibilità e prezzi accessibili, allora il problema esiste. Sicuramente la zona sta esasperando le disuguaglianze tra città ed aree rurali che già in situazioni normali sono penalizzate e durante la pandemia questa distanza è ulteriormente aumentata. Serve il riconoscimento di una disparità che purtroppo esiste e che va, pur nel rispetto delle norme sanitarie, mitigata.
Immaginando nei prossimi provvedimenti deroghe straordinarie specifiche e motivate. Non un “liberi tutti”, intendiamoci, ma un provvedimento concreto per assicurare le stesse opzioni alle persone e alle famiglie, in una fase di difficoltà e di crisi diffusa”

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