Giorno: 11 Aprile 2014

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Liti da spiaggia a Porto Garibaldi, ma i ‘burocrati’ replicano: “Tuteliamo il parco”

Accusa la stanchezza di un’attesa che definisce troppo lunga e ormai destinata a finire con un “niente di fatto” Riccardo Boldrini, direttore del campeggio Spiaggia Mare di Porto Garibaldi. Per il camping non ci saranno né investimenti né migliorie. Tutto resterà così com’è, con buona pace della competitività sul mercato turistico internazionale. I motivi, dice, sono tanti. Primo tra tutti la burocrazia: “Abbiamo presentato un progetto sopravvissuto a diverse amministrazioni che non è mai stato protocollato per assenza di informazioni certe – racconta – Anni fa abbiamo acquistato un terreno agricolo, sperando che il Comune recepisse appieno la normativa del 2004 che permette di utilizzare l’appezzamento per costruzioni utili alla nostra attività. Ma non sembra ci sia modo di arrivare a un lieto fine”. L’ammodernamento del camping, sostiene, avrebbe permesso di aggiungere servizi e confort. Un richiamo attraente per chi ama le vacanze ‘all inclusive’ che, senza scomodarsi più di tanto, può trovare ciò che cerca in un campeggio ben attrezzato e organizzato.

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Riccardo Boldrini, direttore del campeggio Spiaggia Mare

“A un certo punto della vicenda è stato licenziato il Piano di stazione parco centro storico di Comacchio a cui dovrebbe ispirarsi la Comacchio del futuro – continua – Si è pensato di creare un comparto unico che, oltre al nostro, comprende i terreni stesi dalla Collinara fino al mare, inclusa la pineta. Si tratta di un grande spazio con proprietari diversi da ripensare e progettare qualora si voglia creare un’azienda turistica”. E ancora: “Gli imprenditori sono coinvolti in prima persona, chiamati a cercare tra loro un accordo per studiare soluzioni da condividere e spendere sul piano turistico – prosegue – In assenza di accordo, l’Amministrazione dovrà occuparsene in modo diretto”. In buona sostanza l’indicazione del Parco punta a un’identità di strutture compatibili con la sua vocazione naturalistica, possibilmente armoniche tra loro e spendibili in campo turistico. Se ne parla dalla primavera del 2013, quando il piano è stato adottato dalla Provincia, che sembrava sul punto di essere sciolta. “In quell’occasione è stato richiesto l’impegno di tutti gli attori coinvolti, ma non ne è uscito nulla – spiega – Noi avremmo dovuto accordarci con i nostri vicini, la società Medusa srl, ma non c’è stata intesa per problemi di natura di valutazione fondiaria tra i privati”.

La storia continua. “In mancanza di un’intesa abbiamo provato a unire i nostri due progetti lasciando separate le proprietà, poi il 31 di marzo siamo stati convocati dai tecnici su richiesta del sindaco Marco Fabbri – spiega – A quel punto ci hanno imposto alcuni paletti, il primo dei quali è l’arretramento del campeggio”. Sospira. “Non se ne comprende il motivo, visto che gli altri nove camping della costa restano al proprio posto – denuncia – Eppure l’articolo del Piano territoriale paesistico regionale è lo stesso per tutti. Per quanto riguarda i fabbricati licenziati dalle autorità competenti prima che la legge li proibisse, e per quelli sanati 6 mesi fa, il problema non si pone, restano lì”. Per Boldrini quello con i tecnici non è stato un meeting tra i più felici. “Hanno convenuto dell’impossibilità di spostare ciò che è autorizzato, ma si sono concentrati sulle case mobili per le quali non c’è necessità di permessi – dice – Se avessimo deciso di spostarle, pensavamo di farlo nel nostro terreno, quello agricolo, ma siamo stati invitati a portarle dal nostro vicino, senza che lui ne fosse informato e senza alcuna proposta di compensazione. Non mi sembra un modo di agire consono alla vicenda”. Una cosa è certa, non ci saranno investimenti. “Il camping resterà così com’è, dispiace perché il nostro progetto non prevede nessun aumento di presenze, nessun correttivo della licenza d’attività. Puntiamo al confort, all’allargamento delle piazzole di sosta e a un appezzamento di terra maggiore intorno a ogni casa mobile – continua – Non è previsto l’utilizzo di altro cemento armato come invece succederà per costruire le infrastrutture necessarie agli altri progetti”. Lo Spiaggia Mare le ha già, così come possiede il know how in campo turistico. “E’ sempre stato il nostro lavoro e continueremo a farlo, non si tratta di un’avventura. Del resto abbiamo sempre investito in un campo che conosciamo e, soprattutto, soldi nostri – conclude – Anche quando il sindaco ha voluto incontrare la proprietà del campeggio Spiaggia Mare per chiedergli di aderire al Contratto di sviluppo, che porta con sé oltre al denaro dei privati quello a fondo perduto dello Stato, ci siamo detti contrari. Non chiediamo nulla se non la possibilità di lavorare”.

“Vorrei essere molto chiaro su un punto: il Contratto di sviluppo non ci vede primi attori, noi non c’entriamo nulla, è un rapporto tra imprenditori e Ministero dello sviluppo economico”, dice il sindaco di Comacchio Marco Fabbri. Se la manovra fa bene a Comacchio, Comune e Provincia, almeno fino a quando quest’ultima non decadrà, accompagneranno la fattibilità del patto di sviluppo: 184 milioni di euro dagli imprenditori privati e una ventina dal Ministero per rifare il look turistico ai lidi. “Per noi ci sono sì le strutture ricettive, carenti come è noto, ma esiste anche l’urgenza primaria della sicurezza idraulica senza la quale non si può crescere – spiega – In ogni caso il contratto resta una cosa tra privati”. E tra privati, specifica il sindaco, è stato l’incontro tra i tecnici e gli imprenditori interessati dal comparto unico. “Sono stati chiamati per sapere se si era raggiunto un accordo tra le proprietà – spiega – Se non c’è, la parte pubblica, tra l’altro proprietaria di una parte della pineta che guarda Scacchi, può promuovere un progetto guida. Che sia stato chiesto l’arretramento del campeggio non mi sorprende, lo specifica il Piano territoriale paesistico regionale al quale non si è mai data attuazione”. E aggiunge. “Non ho visto alcun progetto concreto, nemmeno da parte di Boldrini, quando arriveranno li valuteremo nella commissione consigliare – prosegue – se soddisferanno le esigenze previste per legge non si esclude di trasformare l’area agricola per l’utilizzo richiesto dall’attività di Spiaggia Mare”. La cosa che più preme al sindaco – che stasera (ieri per chi legge) in Commissione consiliare parla di Accordo territoriale del quale il parco è un tassello importante – è mettere i puntini sulle “i” prima dello scioglimento della Provincia previsto per la metà di maggio. “E’ necessario conciliare le leggi sovraordinate prima della scomparsa dell’Ente”, ricorda.

“Bisogna capire che il Piano di stazione deve attuare il Piano paesistico territoriale con riflessioni unitarie adatte a dare risposte adeguate a un ambiente da tutelare e valorizzare – dice Lucilla Previati direttore del Parco – Il camping Spiaggia Mare è dentro il Parco e deve rispettare regole diverse da chi non ne fa parte, in ogni caso l’arretramento programmato è la via da percorrere, perché è normativamente prevista”. Nessun via d’uscita? “Se il camping presenta un progetto di spostamento programmato di ospitalità turistica in linea con l’anima del Parco – spiega – potrebbe trovare la sua collocazione nella area agricola di sua proprietà”. Liberare il fronte dell’acqua dalle costruzioni leggere, ricorda il direttore, significa rigenerare il paesaggio, dare alla sabbia la possibilità di formare le dune con la complicità del vento e aumentare la qualità dell’ospitalità.

Stasera alla pizzeria “Archibugio”, grande esibizione musicale con gli artisti dell’ etichetta Jaywork

da: organizzatori

Ancora live per Leonardo Veronesi & friends , tutti artisti della etichetta cittadina Jaywork che dopo l’esibizione a Musica in Centro saranno protagonisti di una serata di grande musica venerdì 11 aprile 2014 alle ore 21.30 presso il Ristorante Pizzeria “Archibugio” in Via Darsena 24/26 a Ferrara e presenteranno il loro repertorio di brani cantautoriali, rock, R&B, dance, cover rivisitate, pop, tutti rigorosamente “live”. L’Archibugio propone questa sera di musica live abbinata alla formula Pizza & Pasta una idea del proprietario Nazareno Campana che sta ottenendo grande successo.
Leonardo Veronesi spazierà tra il suo repertorio attraverso brani tratti dal suo ultimo album L’Anarchia della Ragione, dai precedenti e cover rivisitate. Tutti i brani composti da Veronesi spaziano dal pop al rock alla dance alle ballade con testi molto curati che cercano di essere non banali e trattano vari aspetti della vita quotidiana e tematiche universali sempre partendo da analisi introspettive effettuate con grande ironia. Veronesi sarà accompagnato in formazione acustica da Valentino Fuschini e Stefano Peretto ed Enrica Bolognesi.
Con Veronesi si alternerà War –K un giovane talento che sta lavorando al suo prossimo album e del quale è appena uscito il singolo “Quel che non c’era” composto dallo stesso Veronesi. Ci sarà anche Frenk Nelli cantante dal timbro di voce molto particolare che ha partecipato a Sanremo DOC e presenterà in anteprima il suo nuovo singolo “Il nostro amore” composto anche questo da Veronesi in attesa della imminente uscita del suo prossimo album.
Appuntamento da non perdere quindi per trascorrere qualche ora serena in compagnia di buona musica!

Ilaria Morghen del Movimento 5 Stelle futura sindachessa di Ferrara?

da: Roberto Guerra

FERRARA – Dall’Emilia una recente novità politica forse epocale per la città d’arte estense, pure secondo chi scrive, ferrarese ma attivo a Roma Capitale, membro della scuola romana di filosofia politica, ormai città sonnambula e in crisi, prigioniera della sua eterna metafisica e stagnazione politica (Ma da anni lo dice anche un certo Vittorio Sgarbi) Nella città di Bassani e Roberto Pazzi e lo scrittore stesso ministro alla cultura ferrarese Dario Franceschini, i dati reali sono eloquenti: la città con il reddito più basso, Cenerentola della Regione “rossa” in economia, dove il cosiddetto bilancio virtuoso pur proclamato da Il Sole 24 Ore profuma di beffa.; il turismo stesso in controtendenza negativa rispetto le potenzialità e le comparazioni nazionali, i giovani in fuga dalla città, certa eccellenza universitaria con anche molti studenti d’altre città, a rischio dopo certe esternazioni di un Vescovo neopuritano finito anche nelle cronache nazionali., come l’affaire ancora in corso dell’Ospedale Sant’Anna, oltre 20 anni per costruirlo. Lo tsunami Beppe Grillo, nel bene e nel male è sbarcato ora concretamente a Ferrara (prima l’esperienza della lista civica PpF dell’Ingegnere Valentino Tavolazzi, il primissimo poi grillino, scomunicato, espulso da Grillo). E Ilaria Morghen, di origini appunto romane, la candidata contro il PD (Elezioni locali a Maggio) e il sindaco uscente Tiziano Tagliani ” Rianimerò Ferrara!” ha annunciato la forse futura sindachessa, non a caso Medico anestesista da qualche tempo proprio a Ferrara, o meglio nel ferrarese nell’Ospedale Sant’Anna bis, venuto appunto male come un OGM! Con un programma chiaro e evoluto, di matrice ecoscientifica: via libera a Internet gratuito, stop a progetti di dubbia gestione ambientale,, nuovo sviluppo per la tecnologia sostenibile e conoscitivo-universitaria, incluse nuove strategie e tecnologie dolci contro l’inquinamento tumorale (Ferrara tra i primati negativi dopo decenni del colosso Enichem- ex Montedison nel cuore della città), nuove visioni culturali meno da Versailles e più mirate per valorizzare una nuova scuola d’arte ferrarese, ecc. : uno Stile inedito per Ferrara, via il consueto politichese , lento e annebbiato, dinamismo postweb (Grillo e Casaleggio docet), una nuova ecologia mentale e sociale cara magari ai padri fondatori dell’Ecologia scientifica, Gregory Bateson, Jeremy Rifkin, lo stesso Steve Jobs, filtrato da una promettente visione parola femminile della Tecnica e della Natura. Non furono poi anche alcune donne e dame semi-leggendarie a fare la storia rinascimentale di Ferrara? Lucrezia Borgia e Isabella e Marfisa d’Este, nella modernità la stessa Micol del.. Giardino dei Finzi-Contini?
Ecco, Ilaria Morghen, giovane 40enne, per un nuovissimo Rinascimento verde 2.0.

Domenica 13 aprile la contrada di San Luca protagonista dell’omaggio al Duca

da: ufficio stampa Ente Palio città di Ferrara

Domenica 13 aprile alle ore 11.00 nel cortile di Castello Estense la contrada di San Luca sarà protagonista dell’Omaggio al Duca.
La rappresentazione proposta dal Borgo rosso-verde racconterà di quando, il 6 aprile 1443 pervenne a Borso D’Este il territorio di Castelnuovo di Tortona, in seguito alla donazione da parte di Filippo Maria Visconti, il quale era indebitato con il giovane Estense per la somma di trentamila ducati, somma dovuta per la sua militanza nell’esercito visconteo.
Castelnuovo aveva una produzione particolare, veniva coltivato, lavorato e commerciato un prodotto naturale, il Gualdo, un pigmento tratto da una pianta dai fiori dorati che veniva usato per tingere le stoffe che risultavano poi colorate di un magnifico “azzurro cupo” così come di un “rosso combinato” che si avvicinava alla “porpora antica”.
Con questi coloranti si lavoravano stoffe pregiate che venivano prodotte in grande quantità e largamente commerciate poiché Borso seppe esaltarne l’uso, indossando quasi sempre vesti di quel rosso profondo, ottenuto utilizzando una base di gualdo.
Il Borgo San Luca ricorda questo importante momento donando al Duca tessuti colorati con il Gualdo e omaggiandolo con danze e virtuosismi di bandiere.

Per l’edizione 2014, gli Omaggi al Duca sono arricchiti con la collaborazione di Itinerando, che proporrà – al termine della manifestazione proposta dalla Contrada– una Visita Guidata Speciale a pagamento, che partirà dalla scena delle rappresentazioni per snodarsi all’interno delle sale dell’antico maniero e che vedrà i figuranti delle Contrade farne rivivere gli angoli più affascinanti.
La partenza delle visite speciali è prevista per le ore 12.00, per informazioni e prenotazioni è possibile contattare Itinerando presso la biglietteria del Castello, oppure chiamando allo 0532299233 o scrivendo a itineran@libero.it.

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Olimpiadi di italiano con la voce del ferrarese Rossatti

Scrivere su Facebook e spedirsi degli sms avrà anche modificato il linguaggio giovanile, ma tanti ragazzi usano la tecnologia senza rinunciare allo studio e all’amore per la lingua italiana. Insomma, distinguere l’insostenibile leggerezza di un ossimoro dalla figura retorica di mille metafore sembra che possa continuare ad appassionare anche la generazione di Google. Lo dimostra la grande partecipazione alle Olimpiadi di Italiano, alla quarta edizione con 15mila iscritti e il coinvolgimento di oltre 600 scuole, italiane e straniere, ma anche un evento che coinvolge il mondo accademico e istituzionale.
Firenze, capitale simbolica della lingua italiana, ospita oggi e domani sabato 12 aprile la finale delle Olimpiadi, come pure le due “Giornate della lingua italiana” ideate dal Miur per offrire alle scuole, ai finalisti e ai loro docenti approfondimenti culturali sugli anniversari della letteratura italiana, dibattiti e spettacoli teatrali e musicali. Dedicata alla poesia di Mario Luzi, a 100 anni dalla nascita, la prima giornata di venerdì 11 all’Accademia della Crusca. Vittorio Coletti terrà una lezione sui “Pensieri casuali e costanti di Luzi sull’italiano”, mentre Alberto Rossatti – attore ferrarese e voce storica di Radio3 Rai – proporrà delle letture dall’opera poetica di Luzi intitolate “Vola alta parola”.
La seconda giornata, al termine della gara di sabato 12 e prima della premiazione, sarà dedicata alla prosa di Niccolò Machiavelli, visto che il 2013 è stato il cinquecentenario della pubblicazione de Il Principe, e a quella di Galileo Galilei, a 450 anni dalla nascita.
Per i ragazzi in gara – 66 finalisti, divisi nelle sezioni del biennio e in quella del triennio delle scuole superiori – la competizione, in nome del valore della lingua italiana, sarà una sfida sulle conoscenze grammaticali e sulle capacità linguistiche, su comprensione e rielaborazione di testi. Per essere ammessi alla prova finale di Firenze, gli studenti hanno dovuto superare dure selezioni, prima a livello provinciale e poi nazionale. I ragazzi arrivati a questo traguardo vengono da tutte le regioni d’Italia, dalla Sicilia alla Valle d’Aosta, passando attraverso l’Emilia-Romagna con la provincia di Parma (Borgo Val di Taro) e quelle di Modena (Finale Emilia) e Bologna (Imola). Quattro dei finalsiti arrivano da Paesi esteri: da Nigeria (Lagos), Spagna (Madrid), Bulgaria (Sofia) ed Eritrea (Asmara). Una novità, infine, la partecipazione alla fase finale di studenti delle scuole di lingua tedesca e delle località ladine della Provincia di Bolzano.
La giuria delle Olimpiadi di Italiano è composta quest’anno da Gian Luigi Beccaria (presidente), Giulio Ferroni, Francesco Sabatini, Luca Serianni, Sergio Scalise, Alberto Vignati (vincitore del Premio Campiello Giovani 2013). Tra i premi una settimana di soggiorno studio all’estero (nel periodo tra settembre e ottobre 2014) offerta da sei scuole italiane all’estero in collaborazione con il Mae, e quattro stage offerti dal Miur, in collaborazione con l’Accademia della Crusca, nella stessa sede dell’Istituto, nella Villa Medicea di Castello a Firenze.
L’intero pomeriggio di sabato 12 sarà in diretta streaming dal sito delle Olimpiadi www.olimpiadi-italiano.it
Magari una sfida x scoprire xké non è vero che se 6 giovane scrivi un po’ senza l’apostrofo e se stesso con l’accento… 😉

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Il miracolo del ciliegio nel cortile nascosto del monastero

Un’esplosione di fiori rosa accoglie il visitatore nel cortile del monastero di Sant’Antonio in Polesine. L’albero che produce quei fiori è un ciliegio giapponese diventato famoso e che – all’improvviso in questi giorni d’inizio aprile – riempie gli occhi di chi entra in questo angolo nascosto di Ferrara con una fioritura potente eppure così fragile: quei fiori pieni, turgidi e vistosi si riducono in leggerissimi petali volatili appena vengono sfiorati dalle mani di chi pensa di coglierli o, peggio, di chi si illude di conservarli nella cattività di un vaso.

Il luogo dove è piantato l’albero è uno spazio un po’ segreto: ci arrivi solo se lo conosci o se hai deciso apposta di andarci. Ciliegio e monastero, infatti, si trovano in pieno centro storico, ma lontani dalle vie dei negozi e visibili solo da chi supera l’arco della porta in muratura che dà l’accesso all’area monastica. Perché la porta nella breve via del Gambone è aperta, ma ci entra solo chi sa cosa c’è vicino alla strada che prende il nome di Beatrice II d’Este; bisogna percorrerla traballando sui ciottoli rotondeggianti in auto, in bici o sulle scarpe coi tacchi. Questa zona nel pieno della città medievale ora è un po’ appartata e, nei secoli scorsi, era addirittura un’isola, una piccola isola circondata dal Po sulla quale era racchiusa la comunità delle suore di clausura. Adesso il Po non passa più intorno e del fiume resta solo il ricordo nel nome del monastero, che si chiama – appunto – in Polesine. Arrivare in questa zona quindi è diventato più semplice, non c’è acqua a separare l’edificio religioso dal resto del mondo, ma ci sono ancora le grate a dividere le monache in clausura, certo meno numerose che nei primi secoli dell’anno mille, quando la nobile Beatrice della dinastia Estense fondò quest’ordine religioso.

La tomba di Beatrice è l’elemento che, da sempre, assicura un selezionato e incessante pellegrinaggio di visitatori. Lo spiega Emanuela Mari, guida turistica di Ferrara, che ne racconta la storia con la confidenza di una studiosa appassionata. “Dopo la morte, il corpo di Beatrice viene lavato e un po’ di quell’acqua data ai fedeli che chiedono una reliquia”. Il liquido, secondo la tradizione, si rivelerebbe miracoloso e capace di produrre guarigioni e grazie. Ogni inverno, in prossimità della ricorrenza della morte, avvenuta il 18 gennaio, il sepolcro viene aperto e si riscontra che il corpo della beata resta incorrotto. Il rito vuole che la salma venga lavata dalle monache e l’acqua sempre conservata e offerta per le sue proprietà leggendarie. Si ha notizia dell’incorruttibilità del corpo di Beatrice fino al 1512. Dopo la corruzione dei resti mortali, rimangono le ossa e la tomba viene ridotta a un’urna di ferro, coperta da una pietra. Un po’ di anni dopo da quella pietra in inverno comincia a stillare un liquido, che ancora oggi esce e viene raccolto dalle monache, che lo conservano in piccole fiale.

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Un ramo del vecchio ciliegio e quello nuovo in fiore

La fama miracolosa di queste gocce, chiamate “lacrime di Beatrice”, porta qui un costante pellegrinaggio. La meraviglia dei visitatori in primavera è accentuata dalla fioritura maestosa dell’albero di ciliegio, di cui si hanno testimonianze a partire dagli anni ’40. Ma come mai l’albero è diventato così popolare? “In passato – spiega la signora Barbieri che da quarant’anni abita nel cortile affacciato sul monastero – era una pianta molto rara in città, praticamente l’unica di questa importanza, e quindi lo spettacolo della sua fioritura faceva scalpore”. L’albero, però, nel tempo si indebolisce, fino a seccarsi. Così, nel marzo 2011, il Comune, che è proprietario dell’area verde davanti al chiostro, fa piantare un nuovo ciliegio, che già un mese dopo fiorisce. Quest’anno, per la quarta volta, i fiori rosa tornano a sbocciare sui rami del giovane albero, a pochi passi da quello vecchio, ormai secco. E, uno dopo l’altro, arrivano nuovi visitatori, che catturano lo spettacolo della fioritura, splendente eppure così fragile, con gli occhi, con le mani o con l’obiettivo di uno smartphone.

La quinta Internazionale per un’alleanza con i migranti

Bisognerà fare qualcosa e in fretta anche: le grandi migrazioni verso l’Europa dall’Africa, dal medio oriente, in modo più silente dall’estremo oriente, impongono non soltanto una riflessione finalmente seria, ma misure urgenti e intelligenti in grado di accogliere la disperata corsa di intere popolazioni verso la vita. Non penso, naturalmente, alla possibilità di percorrere le proposte di una destra sempre arrogante, non solidale e, alla fine, nemmeno produttiva sul piano meramente difensivo (alzare barriere poliziesche alle orde dei migranti). E’ la sinistra che si deve muovere, è l’unica forza pensante che potrebbe avanzare progetti utili. Ma, sinceramente, non questa sinistra inconcludente, disamorata, balbettante, paurosa, divisa e col fiato corto.
I grandi movimenti di pensiero maturarono nell’Ottocento, dopo il fatidico Quarantotto, a seguito delle urgenze popolari impegnate a liberarsi dal giogo dei vari regnanti e costruire spazi nazionali più liberi, tentando di battere le manovre conservatrici di monarchi e borghesi: erano gli anni Sessanta, il Manifesto marxista aveva fatto passi da gigante. Nacque, dunque, in quel periodo la prima Internazionale, a cui sarebbero seguite, con il passare del tempo e soprattutto dei nuovi eventi (nonché delle polemiche interne al movimento socialista, comunista e anarchico), la seconda, la terza e la quarta Internazionale.

Non sempre le spinte popolari furono vincenti ma servirono a smuovere l’inerzia di masse abbruttite da un lavoro non remunerato a sufficienza, quando non pagato. Si pensi che fino agli inizi del 1950 i contadini avevano lavoro soltanto per pochi mesi all’anno. Condizioni di vita inaccettabili e disperanti, ma dietro e dentro a queste masse avvilite e vilipese si muoveva pur sempre la convinzione che una lotta ideologicamente unitaria avrebbe alla fine sconfitto, o quantomeno indebolito la forza economica della conservazione.
Le cose sono diverse: oggi le masse sono cambiate, sono mutati i nomi, sono mutate le facce e i colori della pelle, ma il problema è rimasto quello che Marx aveva così efficacemente delineato. I migranti diverranno in tempi sempre più brevi popolo (italiano-francese-tedesco…) e in tempi sempre più brevi le loro necessità saranno il cardine di altre lotte. Ma non pensiamo che siano già adesso nostri nemici, sono nostri fratelli, come lo erano gli operai e gli scariolanti della nostra storia ancora recente, ma volutamente dimenticata dall’inerzia della sinistra e dalla consapevole opposizione della destra economica, del grande e del piccolo capitale arroccati attorno alle potenti organizzazioni multinazionali finanziarie, con le quali manovrano i popoli, le guerre, il commercio delle armi, quindi la violenza globale: l’unica vera globalizzazione esistente.
E, allora, io penso timidamente che utile strumento sarebbe la creazione della quinta Internazionale basata sulle nuove esigenze, io vedo masse colorate che si muovono fraternamente per conquistare il villaggio della nuova vita. Utopia? Certo, ma senza utopia l’uomo non è mai riuscito a fare qualcosa di buono.

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Fuoristrada, il coraggio di vivere che toglie le spine dal cuore

Il documentario ‘Fuoristrada’ di Elisa Amoruso, che sta registrando il tutto esaurito in molte sale italiane, è un’iniezione di verità e amore. Andare fuoristrada è necessario se questo serve a ritrovare se stessi. E’ un film da vedere, un potente antidoto contro il pregiudizio e la bigotteria. Ed il viatico per un viaggio, consapevole e avventuroso, alla ricerca della nostra autentica identità.

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‘Fuoristrada’, locandina del film

Ho visto il documentario Fuoristrada di Elisa Amoruso in un cinema di Ostia (Roma), nell’ambito della rassegna ‘Cinema di periferie’, realizzata dalla direzione generale per il cinema in collaborazione con Casa dei teatri di Roma Capitale, Centro sperimentale di cinematografia e Cinecittà Luce. E al termine della proiezione ho intervistato la protagonista, Beatrice (Giuseppe Della Pelle), seduta con lei su un divano rosso. Davanti a noi il desk per l’accoglienza e questa frase di Leo De Berardinis: “Il teatro toglie la vigliaccheria del vivere, toglie la paura del diverso. Dell’altro, dell’ignoto, della vita, della morte”.
L’abbiamo letta insieme, l’intervistata e io, e ci siamo capite al volo, senza parlare: come per magia il senso di quanto stavamo per dirci era già lì, in quella frase che, semplice e diretta come una spina nel cuore, traduce perfettamente l’anima della pellicola.
Beatrice è una donna bionda con le palpebre bistrate di azzurro, le unghie coperte da smalto colorato, grossi orecchini dorati e al tempo stesso è Pino, un meccanico con la tuta da lavoro e le scarpe da officina. Creatura unica e particolare, che i conformisti etichetterebbero subito come transessuale: racconta la sua vita fatta di amore per la moglie Marianna, per i figli, per la madre, per i suoi cani, per la sua casa, per i rally e i “fuoristrada”.

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La regista, Elisa Amoruso

Una storia d’amore unica, prorompente, fondata su un sentimento così forte da superare qualunque barriera sociale e culturale. Catturata, con delicatezza e raffinatezza stilistica, dalla giovane Elisa Amoruso che, con questo lavoro, ha ottenuto il premio Menzione speciale Festival del film di Roma 2013.
L’intervista a Beatrice è preceduta, in un poetico contagio di anticonvenzionalità, da una preghiera di Rabindranath Tagore intitolata Il coraggio e la certezza dell’amore:

Dammi il supremo coraggio dell’amore.
Questa è la mia preghiera:
coraggio di parlare,
di agire, di soffrire,
di lasciare tutte le cose,
o di essere lasciato solo.
Temprami con incarichi rischiosi,
onorami con il dolore,
e aiutami ad alzarmi ogni volta che cadrò.

Dammi la suprema certezza dell’amore.
Questa è la mia preghiera:
la certezza che appartiene alla vita nella morte,
alla vittoria nella sconfitta,
alla potenza nascosta nella più fragile bellezza,
a quella dignità nel dolore,
che accetta l’offesa,
ma disdegna di ripagarla con l’offesa.
Dammi la forza di amare
sempre e ad ogni costo

Beatrice, Fuoristrada è un documentario che toglie la vigliaccheria del vivere. Sei d’accordo?
Sono pienamente d’accordo. Racconta della vita vissuta con il coraggio di essere se stessi, messaggio che non entra nel film come una tempesta, una burrasca, ma piano piano come una brezza leggera. E’ come se la pellicola prima riuscisse a farti pensare, e poi ti lasciasse di stucco cancellando ogni traccia di bigotteria. Tutto in modo naturale, grazie ad Elisa, la regista, e alla sua pazienza e arte. Io sono uno spirito molto libero e lei ha girato quasi 100 ore di riprese, riuscendo poi a condensare in un’ora un messaggio forte, che anche io ho riscoperto, ho riconosciuto, quando ho visto per la prima volta il documentario.

Chi in particolare dovrebbe vedere questo film?
Per me, prima di tutto, dovrebbero vederlo i ragazzi. Sono loro il seme del futuro, da loro può partire il cambiamento. Spesso i più giovani, penso ai banchi di scuola, sono distratti da mille esperienze e non si rendono conto che vicino a loro ci sono tanti compagni di strada che hanno delle piccole problematiche. O, meglio, quelle che possono apparire come problematiche ma che, in realtà, per chi le vive sono tante gocce di tristezza, un malessere che fa soffrire e che ci si porta dentro nella vita, in famiglia o a scuola, appunto. Chi sente di essere etichettato come “diverso”, ha una spina nel cuore, che mi piacerebbe non rimanesse invisibile, perché questo genera sempre e comunque dolore.

Tu hai detto che vorresti che questo film desse il coraggio di essere autentici…
Sì, è così. Io, purtroppo questo coraggio l’ho avuto troppo tardi. Essermi liberata in un’età molto avanzata, questo è il mio unico rammarico. Davanti a me vedo tutti quei ragazzi e quelle ragazze che, nel frattempo, non ci sono più perché sono stati sconfitti dal nostro mondo bigotto, ottuso, cieco. I genitori, gli insegnanti dovrebbero spiegare che esistiamo anche “noi”, che “noi” siamo persone come le altre. Un messaggio come questo potrebbe dare speranza e, insisto, togliere molte spine da cuori infelici, che non possono esprimersi, che non permettono a se stessi di sentire e amare.

Alla fine del documentario tu parli del sogno di andare in Australia con il tuo fuoristrada e Marianna, tua moglie. Cosa sono per te i sogni?
Voglio risponderti con un’immagine che nasce da un ricordo. Io ho vissuto in collegio, a Salerno, e quando avevo 10 anni ho subito tante angherie e ingiustizie quotidiane. Dormivo in un letto che dietro aveva un grosso finestrone. Tutte le sere mi rifugiavo lì, con gli occhi guardavo le stelle, la luna e mi dicevo “stai tranquilla è un sogno, anche questo passa”. Oggi realizzare il mio sogno è come dire che sono me stessa e che sto bene, grazie alla forza d’animo che ho avuto. Vorrei che anche gli altri fossero felici come me.

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IMMAGINARIO la foto del giorno

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città e i suoi abitanti.

Dentro al campanile della cattedrale di Ferrara (foto FeDetails) – clicca sull’immagine per ingrandirla

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Dentro al campanile della cattedrale di Ferrara (foto FeDetails)
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Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

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