Giorno: 28 Gennaio 2017

L’immaginario di Ariosto esalta Ferrara capitale del Rinascimento

di Maria Lucrezia Costantino

Ferrara: culla rinascimentale, ricca d’arte e di strade ciottolate dove ci si può passeggiare in compagnia o anche da soli. Incantevole a maggio e gotica a novembre. Con i suoi colori caldi ti accoglie con amore e calore. Attraversandola ti fa conoscere la sua storia, te la racconta in silenzio. Con il suo castello che sorge nel centro della città circondato da acque, ha qualcosa da raccontarti, qualcosa su chi ci abitava, su chi l’ha Vissuta, o semplicemente vuole solo farti tornare indietro nel tempo. Ferrara può regalarti anche un diamante, due, tre, quattro e così via, persino un palazzo, il Palazzo dei Diamanti, il quale ogni anno accoglie mostre importanti. Da De Chirico ad Ariosto. Quest’anno ha accolto un ospite famoso a Ferrara, un certo Ludovico Ariosto con il suo poema cavalleresco l’Orlando Furioso. Ariosto, ispirato da scrittori del passato, scrisse questo poema cavalleresco nel ‘500. Ma cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi? Questo è il quesito principale della mostra. Tutti conoscono l’opera ariostea, ma non tutti sanno cosa vedeva il poeta quando componeva il poema. Ciò è possibile constatarlo con opere di Raffaello, Leonardo Da Vinci, Paolo Uccello, e Tiziano. Questi sono solo alcuni dei grandi artisti presenti. L’immaginario del poeta, però, non è visibile solo grazie ai vari dipinti, ma anche da manoscritti autentici, strumenti, armi e oggetti preziosi dell’epoca. Attraversando i corridoi soffusi, oltre a ciò che vedeva il poeta, si sentono quasi i profumi dell’epoca. Con un po’ di immaginazione ci si può tele trasportare in quell’epoca cavalleresca così buia ma allo stesso tempo così affascinante e romantica. La mostra è curata nei minimi dettagli, con un’audioguida che racconta la storia di Orlando, ma allo stesso tempo spiega e racconta la storia di quel quadro, o di quella spada che è lì, davanti a te. Inoltre queste storie sono raccontate anche sulle mura del palazzo, all’interno della mostra. Frasi scritte dal poeta ferrarese, frasi stampate lì, per raccontare la storia dell’Orlando in quell’epoca cavalleresca dominata da guerre e amori, il Suo di amore, quello per Angelica. Quella del Palazzo dei Diamanti è la classica mostra per chi è curioso di scoprire, conoscere e assaporare nei minimi dettagli quella che era Ferrara, o semplicemente la vita, in quell’epoca in cui rinasceva la vita di corte.

Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi
Mostra dedicata all’Orlando Furioso, opera di Ludovico Ariosto, presso il “Palazzo dei Diamanti” a Ferrara

Tempi moderni: la vita agra di quelli che portano la pizza…

Fa freddo in corso Giovecca, l’aria è di quelle tipiche dell’inverno ferrarese. Lungo la strada che collega il viale al Listone c’è solo una signora, in evidente difficoltà con il suo cane dall’aspetto senile e sicuramente poco incline alla passeggiata serale. Ma il tempo per osservarsi intorno è poco. Scatta il verde. Il semaforo è un luogo particolare, di giorno si vedono orde di persone indaffarate, avvocati che si precipitano verso il tribunale di via Borgo dei Leoni, flotte di studenti che attendono ansiosamente lo scattare del verde per correre dall’altra parte, e auto incolonnate guidate da autisti spesso persi tra una telefonata e uno sguardo alle vetrine. Ma la sera tutto cambia. La sera il semaforo è il luogo d’incontro di una delle figure più sfuggenti e al tempo stesso presenti della notte: il porta-pizze. Strano mondo il loro, padroni della strada, ma solo in fascia oraria. Li noti sbucare dappertutto, ogni stradina, vicoletto. Verrebbe in mente una similitudine col ratto, ma con meno nonchalance nei movimenti, spesso goffi a causa del cassone posteriore. E il semaforo diventa una griglia di partenza. Non c’è bisogno di aspettare il “verde”, al “giallo” del omonimo posto all’incrocio opposto, già si fanno scaldare i motori e via, dopo una rapida occhiata, si parte. Non esistono regole, se non quella di “arrivare subito”. Moderni “soccorritori” dell’appetito di chi, questa sera, ha ben pensato di non uscire. Il loro cosmo è molto particolare: una giungla eterogenea di facce, puoi incontrarci chiunque, ecco che in un angolo incroci Jafar, pachistano, in Italia da 3 anni, si vanta di conoscere le vie di Ferrara meglio dei tassisti. Sorride quando ci si avvicina alla sua pizzeria, mostra una cordialità quasi referenziale, ma quando si parte ecco che il suo volto diventa serioso, quasi preoccupato: per lui arrivare subito è una questione di dignità. Andando avanti per le stradine del centro incontro Mirko, lucano, qui da 4 anni, studente fuori corso di architettura, sta iniziando il turno e guarda preoccupato il cielo. “Spero che non piova, non ho il vetro al casco” mi dice sorridendo. Per lui questo lavoro è un salva-vita. Mi spiega come questo sia il “mestiere per cominciare”, poi c’è chi, come lui, ci rimane. Mi incuriosisce, gli chiedo di descrivermelo. Mi risponde quasi malinconico: “è un lavoro brutto, sotto pagato, pericoloso e invisibile, si accorgono che esistiamo solo quando facciamo ritardo”. Ride. Io sono perplesso, gli faccio qualche altra domanda, ma mi fa capire con un cenno dello sguardo che le consegne sono parecchie, “stasera c’è brutto, la gente non esce, quindi tocca a noi”. Se ne va lasciandomi con una pacca sulla spalla, mentre entra noto il suo abbigliamento, nulla di eccezionale, nulla che lo possa proteggere da eventuali cadute se non un casco “senza vetro”.

Continuo a camminare nel reticolo di stradine che da Giovecca mi fa addentrare nel cuore di Ferrara. Lì conosco Alì, anche lui pakistano. Gli chiedo se posso porgli qualche domanda sul suo lavoro, mi guarda sorridendo e mi fa capire di non comprendere benissimo l’italiano. Sposto la conversazione su un idioma a lui più congeniale (non a me), l’inglese. Operazione riuscita. Inizia ad aprirsi ma ad un patto: che possa continuare l’operazione di assemblaggio dei cartoni per portare le pizze. Mi dice che un portapizze fa questo quando sta “ai box”. Sistema i frigo, e fa i cartoni, centinaia di cartoni. Fa un caldo soffocante, ma lui non abbandona il suo giubbotto: “se mi dovessero chiamare, devo andare subito” mi dice sorridendo. Mi mostra delle foto del Pakistan, arriva ad invitarmi. Siamo oramai in confidenza. Gli chiedo quale sia la sua retribuzione, argomento scottante. Scopro così che il sottobosco di questo strano universo è il regno del famigerato voucher, ma a lui ne danno uno al giorno, il restante, naturalmente, in nero. Facendo un rapido calcolo, arrivo a dedurre che il mio nuovo amico percepisce 5 euro all’ora. Ne lavora 3. “La mattina vado a dare volantini, lì danno di più”. Si, perchè il porta pizze è un secondo lavoro, non può essere il principale penso. Saluto dopo aver assaggiato un pezzo di pizza offertami dai gestori, di origine pugliese. Proseguo la passeggiata. Incrocio un’altra pizzeria, i proprietari sono italiani, il porta-pizze invece è Ivan, moldavo, di giorno muratore per una ditta, della quale si lamenta per lo scarso lavoro. Lo sguardo è austero, anche lui impegnato a fare i cartoni. I suoi datori lo sbeffeggiano approfittando della sua scarsa conoscenza dell’italiano mentre mi parla. La situazione mi infastidisce. Usciamo a fumare. Lì si apre un po’ di più. Mi racconta di sua figlia e di come, almeno lui, sia fortunato: ha un impermeabile giallo da poter indossare in queste serate. Mi racconta di come conosca qualsiasi strada di Ferrara, addirittura ricorda i volti dei clienti, dei trucchetti per ricevere una mancia, delle zone più “ricche” e quelle meno, di chi la lasci più spesso è di chi troppo tirchio per poterlo fare. Lo saluto mentre scappa via, è stato richiamato al servizio in modo abbastanza brusco, lui sta in silenzio ma lo sguardo dice tutto. Parte.

Questo squarcio di vita notturna mi affascina e rattrista allo stesso tempo. Odio il romanticismo, ma queste figure mi sembrano molto inclini ad esserlo. Cammino ancora ma oramai il cielo non nasconde più le sue intenzioni e giù un rovescio d’acqua. Non un’anima per la strada, poi un suono alle spalle, passa alla mia sinistra uno “zip”, in piena zona Ztl e contromano, è Mirko, mi saluta e rallentando sorride e dice “visto che m**da di mestiere?!” e va via sfrecciando. Sono abbastanza zuppo per poter continuare. Torno a casa. Ho una strana sensazione, scrivere un articolo su questo mondo mi sembra quasi eccessivo, nessuno ne parla, perché dovrei io? Svelare una fetta di questo universo parallelo, silenzioso, nascosto, che ci circonda ma non ci tocca. Penso sia tardi, alla fine scrivo e non so se ho detto tutto, ma poco importa. Gli spazi della stampa sono stretti. Allora mi dico che basti così, magari ne scriverò un altro. Nel frattempo mi affaccio alla finestra per un’ultima sigaretta. Fuori piove a dirotto. Sono esattamente le 24 e 37 e sotto casa mia, al semaforo, è fermo uno di questi strani soggetti, vestito con una tuta arancione con bande fluorescenti, lo osservo partire, dal modo nel quale lo fa comprendo che conosce perfettamente la tempistica di tutti i semafori di via Bologna, ma forse per la pioggia, o vuoi per il freddo, l’ultimo semaforo già è diventato rosso, ed eccolo costretto a fermarsi, ma solo per guardare che non passi nessuno, e di nuovo via. La pizza non può aspettare. Prima di rientrare mi viene in mente Mirko, lui si che ha ragione: “visto che m**da di mestiere?!”… Sì Mirko, questa sera l’ho visto.

Ultimo week-end per la pista di pattinaggio su ghiaccio di Piazza Verdi

Da: Organizzatori

Domenica 29 chiude la pista in Piazza Verdi

Ultimo week end per pattinare sul ghiaccio in Piazza Verdi, che per il secondo anno consecutivo ha ospitato la grande pista di pattinaggio di 14×28mt, voluta dall’ATI composta da Delphi International, Made Eventi e Sapori d’Amare, in collaborazione con Engi Events. Un’iniziativa felicemente accolta dal pubblico che ha affollato la pista ma anche dall’associazione Mayr-Verdi, che costantemente si spende per ravvivare una zona centrale ma spesso ai margini della fruizione turistica.
Con questo ultimo week-end della pista di piazza Verdi si chiude definitivamente la programmazione di Natale e Capodanno. Sono stati più di 30 gli eventi organizzati direttamente ed in collaborazione con altre realtà locali, che per 51 giorni hanno animato il Centro Storico. Un programma ricco e di qualità premiato da Trivago e Touring Club che, non solo hanno confermato Ferrara tra le prime 10 città più richieste a Natale e Capodanno, ma addirittura l’hanno inserita sul podio. I numeri delle presenze e dei turisti, in ulteriore aumento rispetto alla già positiva precedente edizione, testimoniano quanto investire sul periodo di Natale e Capodanno a Ferrara sia importante per la città.

Per info: www.capodannoferrara.com

Salvate la guardia medica nefrologica!

Da: Ferrara Concreta

Ferrara Concreta chiede lumi sulla riorganizzazione della Guardia Medica Nefrologica

Il consigliere comunale di Ferrara Concreta, Alberto Bova, ha depositato una question time relativamente alla riorganizzazione della Guardia Medica Nefrologica, attualmente attiva ventiquattro ore al giorno e sette giorni su sette. “Sembra che nel Nuovo Regolamento dell’Emergenza Intraospedaliera, si voglia cancellare questo servizio, che sin dall’apertura del reparto di Nefrologia avvenuta nel 1970 per i cittadini di Ferrara e Provincia si è dimostrato estremamente efficace ed efficiente – afferma Bova – Non si spiega la motivazione considerando che la sua abolizione non comporterebbe neppure un risparmio di risorse di personale ed economiche”
La Guardia Medica Nefrologica ha garantito e garantisce la qualità della prestazione in area emergenza-urgenza nefrologico dialitica e al trapianto renale, che si è dimostrata fondamentale sia durante la fase del “trasloco dell’ospedale” come pure durante “l’emergenza Dialitica Regionale causata dal Terremoto 2012”. Questo servizio opera su tutto il territorio provinciale trattandosi di un Servizio Interaziendale e avendo assorbito risorse e carichi di lavoro già di competenza ASL (centri dialisi ad assistenza limitata di Copparo, Lagosanto ed ex Bondeno). “Bisogna ricordare – continua il consigliere Bova – che tale servizio è allineato ai carichi di lavoro delle altre Nefrologie degli Ospedali Universitari (come il nostro) dell’Emilia Romagna, come ad esempio la Nefrologia dell’Ospedale Malpighi di Bologna, anch’essa non sede di trapianto renale. Attualmente si interfacciata efficacemente con i presidi Ospedalieri dell’emergenza territoriale provinciale, Ospedali di Cento e Lagosanto, garantendo anche l’assistenza rapida 24 ore al giorno e 7 giorni su 7, alle emergenze di Rianimazione Ospedaliera, Terapia Intensiva Universitaria e Coronarica, direttamente attivando rapidamente il Medico di Guardia Nefrologo presente in Ospedale e non aspettando l’arrivo del medico reperibile presso la propria abitazione, come avverrebbe in caso di sua abolizione”.
Nella question time Ferrara Concreta, chiede al Sindaco se è a conoscenza di questa incomprensibile volontà riorganizzativa e in caso affermativo cosa ritiene opportuno fare per evitare lo sfacelo di servizi fondamentali ed efficienti per la tutela e la salute dei cittadini ferraresi.

Guida all’ascolto: Sabato 28 Gennaio ore 15,30 ingresso libero: Storie di Standard (prima parte)

Da: Associazione Musicisti di Ferrara

A cura di Giorgio Rimondi e Massimo Mantovani

Per il quattordicesimo anno consecutivo, allo scopo di promuovere la cultura e l’educazione musicale in tutte le sue forme moderne, l’Associazione Musicisti di Ferrara-Scuola di Musica Moderna, in collaborazione con il Comune di Ferrara-Assessorato alle Politiche e Istituzioni Culturali, Assessorato Politiche per i Giovani, organizza per l’ anno 2016-2017 una serie di 10 appuntamenti nell’aula magna Stefano Tassinari della Scuola di Musica Moderna di Ferrara in via Darsena 57; gli incontri sono ad ingresso libero e hanno come temi la guida all’ascolto dei generi musicali moderni più importanti. “L’esigenza di questi appuntamenti è incominciata quando, durante le lezioni di strumento, facendo alcuni riferimenti a stili e/o ad artisti importanti per la musica studiata, ci siamo accorti che molte cose non si potevano dare per scontate; in poche parole, anche se siamo in un epoca in cui gli ipod straripano di brani, spesso non si sa che cosa si ascolta e da dove proviene tutta questa musica; con queste lezioni, cerchiamo di stimolare l’interesse e l’approfondimento della musica ascoltata e suonata, oltre a creare un ritrovo di persone con lo stesso interesse, siano queste interne alla scuola o esterne”.

Noi siamo Ariosto

Da: Museo Ferrara

Sul finire della mostra Stefano Scansani racconta la città del poeta

Sull’onda del successo della mostra “Orlando furioso 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi”, Stefano Scansani darà al pubblico una chiave di lettura originale per godere le ultime ore delle opere esposte a Palazzo dei Diamanti. “Noi siamo Ariosto” è il titolo intrigante dell’incontro – aperto a tutti – che si terrà sabato 28 gennaio, alle 11, nell’Aula Magna “A. Campana” di Palazzo Turchi di Bagno, in corso Ercole I d’Este, 32. Ad accompagnare il giornalista e scrittore nell’esposizione sarà Stefania De Vincentis, curatrice per il portale MuseoFerrara del cantiere “La città di Ludovico Ariosto”, mentre le conclusioni spetteranno al vicesindaco Massimo Maisto.

«Già tornare a Ferrara è un fatto ariostesco – esordisce il giornalista – ma non tanto da un punto di vista etico, quanto domestico. Cercherò di intessere non solo le lodi dell’Ariosto, ma anche le ansie, qualche difettuccio, qualche amore di casa, siccome la dilatazione della geografia era il suo tesoro creativo e, al contempo, il suo turbamento costante. In sostanza era il suo cruccio, che corrisponde a quello dei ferraresi contemporanei, ossia stare se non dentro appena fuori dalle mura. Ferrara è il cuzco della valle padana, è il suo centro di gravità. Il poeta ci voleva rimanere, sebbene prima della televisione avesse esplorato ogni angolo attraverso l’inventiva». Che cosa c’è e che cosa rimane dell’immaginario ariostesco nella Ferrara di oggi? Come sono visti la città e i suoi abitanti al di là delle mura, oltre il Castello, tra fantasia, abitudini e cronaca? A queste domande risponderà Scansani con un itinerario inconsueto e trasportando ai giorni nostri lo splendore del “come eravamo”. Il giornalista farà atterrare l’ippogrifo, e quindi «le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, / le cortesie, l’audaci imprese…» e i ferraresi stessi nel 2017, cioè nel “come siamo” diventati. Qualcosa raccontato dalle opere in mostra ancora aleggia, è sospeso, ispira turisti e cittadini alla ricerca dell’atmosfera Estense. Scansani giocherà sul ribaltamento del titolo della mostra, focalizzandosi su cosa vedono i ferraresi quando aprono gli occhi, sul patrimonio culturale che li circonda quotidianamente.

«Non si tratta solo di bellezza, perché a Ferrara c’è tutto. Senza nulla togliere alla sua singolarità, non vorrei che la mostra finisse per rappresentare un rimpianto nei confronti di un’epoca impossibile. Per questo la provocazione: oggi si vede un mondo che non è più quello della Rinascenza, quello di Alfonso I d’Este. Ferrara è un’anomalia rispetto ad altre città della regione, rispetto a una Reggio dov’è nato e cresciuto, e dalla quale ha attinto la sua irruenza, la sua esuberanza, tipiche dello scorrimento sulla via Emilia – conclude Scansani – sino a finire nel ritmo ferrarese».

L’iniziativa è organizzata dal Comune di Ferrara e da Ferrara Arte, grazie al supporto dell’Università degli Studi Ferrara e del Sistema Museale di Ateneo. A ogni partecipante sarà consegnato un braccialetto che gli permetterà l’ingresso ridotto alla mostra nei giorni 28 e 29. Per informazioni rivolgersi all’Ufficio Turismo del Comune, telefonando allo 0532/744652, oppure scrivendo a museoferrara@comune.fe.it

Ricordare ci aiuta a crescere: viaggio nella memoria della società ferrarese attraverso la lettura di uno scrittore ebreo Giorgio Bassani

Da: Elena Muzzani

Il giorno 26 gennaio presso la sede dell’istituto comprensivo numero 7 “Alberto Manzi”, il prof. Claudio Cazzola ha tenuto una lezione alle classi terze di San Bartolomeo su una delle storie del Romanzo di Ferrara di Giorgio Bassani: La lapide di via Mazzini.
L’incontro con gli studenti e i loro insegnanti, ha avuto una duplice funzione, la prima è stata quella di affrontare in modo didattico il valore e il senso del ricordo, della memoria appunto scavando nella sofferenza e nel coinvolgimento della comunità ferrarese rispetto alla tragedia dell’olocausto. Poi da un punto di vista letterario attraverso la lettura del racconto dello scrittore Giorgio Bassani, narrando sia lo smarrimento di tutta la comunità ebraica rispetto a ciò che era accaduto, sia il particolare atteggiamento della “borghesia” ferrarese rispetto alle vittime dell’olocausto.
Quasi di rimproverando a Joiz di essere tornato e di obbligarli a guardare indietro.
In prima persona Bassani rimprovera la comunità di non voler affrontare attraverso il ricordo la rielaborazione di questo dolore se non nella dimensione del singolo, ma che secondo lo scrittore necessariamente deve coinvolgere la società tutta.
I ragazzi hanno letto con i loro insegnanti il racconto precedentemente nelle rispettive classi dando il via a discussioni e interrogativi che, con il professore hanno potuto ricevere risposte da chi è un fine conoscitore delle opere di Giorgio Bassani.
Curiosando tra le diverse edizioni de La lapide di Via Mazzini, il professore ha messo in risalto l’accuratezza della scrittura di Bassani, le scelte stilistiche e non solo quelle.
Quando infatti, furono ripubblicati i suoi racconti, da scrittore mai appagato del suo lavoro ha ricordato l’ex docente del Liceo, andò a modificare anche piccoli dettagli come per esempio l’uso nella edizione degli anni ’50 del termine “quinta”, sostituito nell’ultima edizione al più attuale “scenario”.

Istituto Comprensivo Alberto Manzi San Bartolomeo in Bosco, Ferrara
Prof.ssa Elena Muzzani

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