Giorno: 14 Maggio 2019

Aldo Modonesi incontra i lavoratori di Coop Alleanza 3.0

Da: Informazioni Aldo Sindaco
Martedì 14 maggio alle ore 17.30, Aldo Modonesi ha in programma un incontro con i lavoratori di Coop Alleanza 3.0. L’iniziativa si svolgerà negli spazi di Hangar Birrerie, a spazio Grisù.
L’incontro è organizzato da Canzio Bonifazzi, candidato per il Consiglio comunale nella lista Gente Amodo. Bonifazzi, neopensionato, è stato direttore dell’Ipercoop il Castello e dirigente Coop Alleanza 3.0.

Prossimi appuntamenti di Italia in Comune

Da: Informazioni Alberto Bova
Mercoledì 15 maggio alle ore 19 in via San Romano, 91 la lista Italia in Comune – Ferrara Concreta parteciperà all’iniziativa “Uno spritz con il (futuro) sindaco”, organizzata da 91sanromano Bar Bistrot con i candidati sindaci alle amministrative del 26 maggio. Durante la serata il candidato sindaco di Italia in Comune – Ferrara Concreta Alberto Bova dialogherà con la cittadinanza sui temi della riqualificazione di via San Romano, sulla manutenzione della via e sulle esigenze dei commercianti.

LA CITTA’ DELLA CONOSCENZA
Diseducazione civica

Da settembre tornerà l’educazione civica nelle nostre scuole, come disciplina autonoma, senza cattedra, perché avrà un coordinatore, ma non un docente titolare, per 33 ore all’anno da sottrarre a qualche altra materia, con tanto di voto in pagella, e quanto questo sia educativamente civico sarebbe da discutere.
Eppure l’educazione civica ha avuto un padre nobile, Aldo Moro, che da ministro dell’istruzione nel 1958 ne introdusse l’insegnamento nelle scuole medie e superiori, per due ore al mese obbligatorie, affidate al docente di storia, senza valutazione.
Poi nel 2004, con le Indicazioni nazionali della riforma Moratti, l’educazione civica è diventata “Educazione alla convivenza civile”, trasversale a tutti i percorsi scolastici e senza voto come “Cittadinanza e costituzione”, versione più aggiornata dell’educazione civica delle Indicazioni nazionali del 2012.
Nel frattempo l’Europa dettava le competenze chiave della cittadinanza europea, tra le quali la competenza in materia di cittadinanza.
È accaduto che l’educazione civile, il civismo, è venuto a mancare in maniera preoccupante, così in questi anni sono state presentate alla Camera ben 16 proposte di legge di tutti i gruppi politici e l’Anci, l’Associazione Comuni d’Italia, con in testa il comune di Firenze, ha raccolto centomila firme per reintrodurre nelle scuole l’insegnamento dell’educazione civica come disciplina autonoma e con il voto.
La cosa di per sé potrebbe sembrare anche meritevole, ma come capita ormai nel nostro paese da diverso tempo a questa parte, le soluzioni sembrano sempre poco riflettute e vecchie in partenza, quasi che i tempi non cambiassero.
Neppure l’insegnamento della religione cattolica ha il voto e i voti, che meriterebbero una attenta riflessione sulla loro utilità formativa, invece si propongono come trovata costrittiva per una educazione alla cittadinanza che a ben altro dovrebbe formare, come assumersi la responsabilità delle proprie azioni, ad esempio, anziché tornare a puzzare di ordine e disciplina assecondando il vento che tira.
Questa del ritorno dell’educazione civica non sembra proprio una conquista e spiace che il paese non abbia un pensiero democratico diffuso capace di formulare proposte più nuove, più intelligenti e più avanzate, forse è proprio per questo che non dobbiamo stupirci se poi a prevalere nell’opinione pubblica sono populismo e sovranismo, proprio perché lo spirito democratico manca da tempo di pensieri alti e lunghi.
La sensazione è che siccome si è perduto il bon ton della convivenza civile si ricorre ai ripari. E così i cafoni, quelli stessi che hanno perso di vista il politically correct, hanno pensato di rimediare somministrando ai loro rampolli un’ora settimanale di apprendimento delle buone maniere civiche, con esercitazioni e valutazioni, travestendo la scuola da tata tedesca. È che, se a casa poi si mangia con le mani nel piatto, serve a poco aver appreso il galateo a scuola.
Non abbiamo bisogno di catechismi laici, ma di una società sana. I tempi non sono quelli del 1958, l’Italia e il mondo non sono più quelli e alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi servono gli strumenti per esercitare il loro diritto ad una cittadinanza attiva, consapevole e responsabile.
Tutto ciò non si forma con l’apprendimento di una materia, ma con una pluralità di conoscenze e di esperienze che non sono riconducibili ad unico contenitore, hanno bisogno di progetti e percorsi, di curricoli per dirla da esperti, hanno necessità di intrecciare e intessere numerosi territori del sapere, che non si risolvono con 33 ore all’anno.
Il nostro sistema formativo ha dimostrato in tutti questi anni di saperlo fare, di saper interagire con il territorio, le sue reti, i suoi protagonisti e le sue istituzioni. Non ha dovuto attendere la legge approvata alla Camera per affrontare gli assi epistemici lì indicati, dalla Costituzione all’Agenda Onu 2030, dalla cittadinanza digitale ai diritti, dall’educazione ambientale all’educazione alla legalità.
Credo che le nostre scuole nell’esercizio della loro autonomia in questi anni abbiano fatto molto di più, trovandosi sempre in prima linea ad affrontare una popolazione scolastica sempre più sola e disorientata.
Ma la politica evidentemente è distratta, avrebbe dovuto prestare più attenzione alle tante iniziative promosse ogni giorno dalle nostre scuole e da lì apprendere. Dall’educazione democratica, alla solidarietà e all’inclusione, fino alla costante presa di coscienza della nostra storia, della storia del mondo, del significato di Europa, del dramma dei conflitti mondiali, della Shoah, fino alla lotta contro il cyberbullismo, per la legalità contro le mafie, cercando di capire come il mondo intorno a noi cambia.
Sarebbe bastato confrontarsi con questa fucina di idee e di iniziative vissute sul campo per essere in grado di proporre qualcosa di nuovo e soprattutto fornire più risorse perché le scuole, le ragazze e i ragazzi con loro possano continuare a crescere.
Il risultato prodotto, invece, è un provvedimento senza soldi a testimonianza di una colpevole e generalizzata superficialità, oltre del perenne gattopardesco civismo italiano. Questo governo si propone di finanziare, a partire dal 2020, il nuovo, si fa per dire, insegnamento, con quattro milioni l’anno, corrispondenti a 85 euro per scuola, 57, se poi si considerano le scuole dell’infanzia. Va da sé che questa è palesemente diseducazione civica.

Boldini e le sue donne
Ultimi giorni per la mostra a Palazzo Diamanti

di Luca Quaiotti

Si chiuderà fra poche settimane il percorso espositivo dedicato esclusivamente a Boldini che ha catalizzato la città e un numero importante di visitatori della mostra di Palazzo dei Diamanti; ma le curatrici hanno voluto dare un messaggio in itinere per quanti ancora non avessero avuto occasione di percorrere le sale espositive dedicate al ritrattista ferrarese, che visse Parigi e la Belle Epoque, creando quei capolavori che possiamo ammirare in tutto il loro splendore.

L’abbinamento espositivo, nato dalla volontà di creare una nuova dimensione e prospettiva di visione del celebre artista, vede in scena anche gli abiti che furono ritratti insieme alle muse e modelle ispiratrici delle opere di Boldini.
Nella sala all’ultimo piano della libreria Ibs+Libraccio, giovedì scorso erano presenti la curatrice Barbara Guidi, conservatrice del Museo Boldini, esperta e studiosa dell’artista; Maria Luisa Pacelli, direttrice di Palazzo Diamanti; Virginia Hill, storica del costume e collaboratrice alla mostra; infine Antonio Mancinelli, caporedattore di Marie Claire. Anche se non in sala, era presente con un messaggio vocale Claudio Strinati, storico dell’arte, che ha proposto una disamina molto positiva sia della mostra sia del catalogo che ne è scaturito, definendolo di fatto più un libro su Boldini, che ne definisce nuovi contorni e ne irradia una rinnovata concezione artistica, forse mai vista prima d’ora.

Boldini come esponente di una sorta di “superficialità” di fine Ottocento, dove la nuova era industriale era appena alle porte, ma nella Parigi che ospitava l’artista ferrarese, procurava non poche occasioni artistiche.
Una città che ospitava il nuovo che si affacciava, era la fine di un secolo e la voglia di sperimentazione era tangibile in ogni angolo artistico, dalla letteratura all’arte drammatica fino alla trasposizione dell’arte pittorica in quello che sarà poi la nuova illustrazione.
Cercare il legame tra Boldini e la moda ha permesso di trovare le motivazioni delle sue scelte stilistiche. Sotto la “superficie” c’è molto e si vede dalla ricostruzione delle fasi della sua carriera fino alla sua forma ritrattistica più amata e virtuosa.
Leggendo la critica stupefatta dai suoi quadri si capisce che il legame con la moda, faceva discutere della pittura di Boldini: troppo chic, troppo modaiolo.

Cocente modernità nella sua pittura. Elementi di bellezza che permangono e un elemento di grande autorialità molto innestato nel suo tempo, imprescindibile dal suo tempo, anche in senso commerciale. La donna acquista un nuovo ruolo nella società al tempo di Boldini; un ruolo al quale non avrebbe mai pensato fino a quel momento. Frivolezze e giochi di ruolo in una società versata al lusso sfrenato; quale modo migliore di riprodurla su tela, se non utilizzando le sue vere protagoniste? Le donne di Boldini sono nobili, aristocratiche, nuove borghesi, che spesso diventano anche sue amanti in senso lato.
Spregiudicato nel suo essere quasi perfetto rappresentante della moderna fotografia ritrattistica, Boldini diventa una specie di icona: farsi fare un ritratto da lui significava poter anelare a nuovi strati sociali, mai pensati prima. E allora, ecco, elenchi di attesa, così come i nuovi stilisti emergenti nelle loro prime maison.

Così dal 1900 al 1914 la società femminile esplode in una fase nuova, mai vista, con la donna protagonista e non più soggiogata. La donna ora sceglie, anche come proporsi in società. Boldini diventa un trampolino di lancio, quasi un passaggio obbligato per mettersi in evidenza nella nuova Belle Epoque che avrebbe presto lasciato spazio alla società industriale e alla nuova illustrazione fotografica. Il futuro imprigiona la tradizione, ma rende più grandi coloro che sono stati così folli e spregiudicati da sfidarne i limiti fino all’ultimo momento. Boldini è ancora oggi un ispiratore di molti dei grandi nomi della moda italiana, francese e internazionale; le sue opere devono ancora offrire molto al mondo della moda che ultimamente si sta diluendo troppo in una sorta di maniacale onnipresenza priva di stile, proprio quello stile che Boldini, invece, vuole esaltare e far amare alle sue donne, al suo pubblico, a tutti noi posteri.

Naomo, Feltri e la macchina del fango

da Mauro Marchetti

Caro Gessi,
quando Vittorio Feltri pubblicò il certificato penale di Boffo, direttore di “Avvenire” fu accusato di avere scatenato la “macchina del fango”. Ma Zavagli non ha fatto lo stesso con Naomo Lodi? Perché due pesi e due misure?

Caro Marchetti,
le due vicende non mi sembrano paragonabili. Nel caso Boffo, Feltri mescolò verità e menzogne, per questo si parlò di macchina del fango e il direttore del Giornale fu sospeso dall’Ordine dei Giornalisti. E soprattutto Boffo non aveva incarichi di pubblica rappresentanza, mentre il nostro Naomo si candida per un posto in Consiglio comunale. Ed è giusto che gli elettori sappiano chi votano. 

  • 1
  • 2
L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

Clicca sull’Autore per i suoi contributi.
CONTATTI
Inviare i comunicati stampa a: redazione@ferraraitalia.it
Inviare lettere al giornale a : interventi@ferraraitalia.it


FERRARAITALIA
Testata giornalistica online d'informazione e opinione, registrazione al Tribunale di Ferrara n.30/2013

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi