Giorno: 21 Gennaio 2022

Consorzio di Bonifica: l’assessore regionale Mammi ospite al primo consiglio

FERRARA, 21 gennaio 2022 – L’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi ha partecipato al 1° Consiglio dell’anno del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara a Palazzo Naselli-Crispi, un’occasione per presentare al rappresentante della Regione i progetti di gestione dell’ente e le criticità del territorio ferrarese.
“L’Agricoltura cambia e deve cambiare anche il Consorzio di Bonifica – ha sottolineato in apertura il Presidente del Consorzio, Stefano Calderoni.- Abbiamo imboccato una strada che ci vede completamente aperti nei confronti dei cittadini e di tutte le altre istituzioni, al servizio del nostro territorio e della sua agricoltura. E lo dimostra l’elaborazione e la condivisione del progetto “IDROPOLIS”, che per noi è un vero e proprio Piano strategico per lo sviluppo sostenibile del nostro comprensorio. Nella cornice di questo Piano sono inseriti interventi concreti sulle infrastrutture, molti di questi sono già in fase di realizzazione grazie alle risorse che stanno arrivando dalla Regione Emilia-Romagna e dal PNRR e a uno straordinario lavoro dei tecnici del Consorzio, che ci ha permesso di farci trovare pronti nel momento in cui sono usciti i bandi. Proprio in materia di gestione dei fondi PNRR, alcune amministrazioni locali ci hanno chiesto di affiancarle nella realizzazione dei progetti: ciò ci rende particolarmente orgogliosi”.
Il presidente Calderoni ha poi sottolineato a Mammi alcuni temi fondamentali per l’ente: “Il primo tema cruciale è quello delle infrastrutture, che devono essere ripensate e adeguate alle nuove esigenze, sia in termini di servizi per l’agricoltura che in termini di difesa idraulica. Cambiamenti climatici, subsidenza ed eustatismo marino ci impongono di rendere le opere moderne, potenziando gli impianti di bonifica, e per fare ciò occorrono risorse. In secondo luogo è determinante trovare nuove soluzioni per il contrasto al cuneo salino: se non facciamo nulla il 15-20% del territorio non sarà più coltivabile tra pochi anni”. Infine, un focus sul problema degli animali fossori, le nutrie, che per Calderoni “Ha assunto dimensioni apocalittiche, si deve fare di più”. “Tutto quello che stiamo facendo” ha concluso il presidente “lo stiamo facendo senza chiedere un euro in più ai cittadini”. Dopo l’intervento del presidente, il direttore generale Mauro Monti e la responsabile del settore Progettazione Valeria Chierici hanno illustrato nel dettaglio gli interventi infrastrutturali candidati o appena finanziati su programmi regionali e PNRR, per un valore complessivo di 80 milioni di euro. Nel corso del Consiglio l’assessore Mammi ha detto: “Ringrazio il presidente Calderoni per il lavoro che ha fatto in questi mesi: i Consorzi di Bonifica sono organizzazioni fondamentali per il sistema agricolo regionale. In un momento storico nel quale la risorsa idrica va tutelata, è vitale investire sul territorio per tenere l’acqua e garantirla alle colture e agli allevamenti che ogni giorno portano cibo sicuro e di qualità sulle nostre tavole. Così come è indispensabile mantenere la manutenzione dei canali sul territorio agricolo. Nei prossimi mesi i fondi del PNRR metteranno le Bonifiche nelle condizioni di fare investimenti per 80 milioni di euro, risorse e progetti che saranno in grado di cambiare l’assetto idrico del nostro territorio. L’acqua è vita ed è un asset competitivo per l’agricoltura dell’Emilia-Romagna”.

L’Energia Nucleare non è Energia Verde
Lettera-Appello a Mario Draghi

Signor Presidente del Consiglio Mario Draghi,

Coscienti del fatto che il suo tempo è prezioso, questo messaggio riguardante la ‘tassonomia’ per l’Unione Europea è volutamente molto breve. Circa l’energia nucleare, una sua classificazione come energia verde (o sostenibile) sarebbe di fatto un ossimoro, dato che si tratta di una energia tutt’altro che pulita, data l’ingente produzione di scorie radioattive, da gestire con grandi difficoltà e su tempi lunghissimi, nonché poi il necessario smantellamento delle istallazioni in fin di vita, estremamente complesso ed anch’esso molto oneroso.
Inoltre, non si tratta neppure di un’energia rinnovabile poiché Uranio (e Torio) debbono venire estratti in grandi quantità dalla crosta terrestre. Last but not least : ai rischi di incidenti di varia gravità, già ben noti dalle esperienze passate, si aggiungono, in prospettiva quelli legati a possibili attacchi terroristici, cyber-attacchi, etc.
Le chiediamo quindi di respingere, come ha già fatto il governo tedesco, una tale classificazione che sta per essere ufficialmente proposta dalla Commissione europea. Nel caso dell’Italia si aggiunge anche la necessaria presa in conto della volontà popolare che già si è espressa, attraverso due referendum, contro questo tipo di tecnologia. Quanto all’opzione del gas, chiaramente un’energia fossile, e quindi non certo verde o sostenibile, esso va naturalmente sostituito (come il carbone e il petrolio) il più rapidamente possibile con una installazione massiva di energie rinnovabili e pulite. Ringraziandola di ben voler prendere in considerazione queste nostre argomentazioni, che si vogliono costruttive anche e soprattutto per le generazioni future, le rivolgiamo i nostri più cordiali saluti…

Coordinamento organizzativo: Disarmisti esigenti, WILPF Italia

Primi firmatari: Luigi Mosca, Daniele Barbi, Ennio Cabiddu, Alfonso Navarra, Patrizia Sterpetti, Antonia Sani

Nucleare No Grazie !!!
La redazione di ferraraitalia aderisce alla Lettera-Appello al Presidente del Consiglio invita tutti suoi lettori a aderire.
Per firmare collegati al sito:
https://www.petizioni.com/letteradraghinotassonomianucleare

 

Nota informativa sul contesto ed il percorso istituzionali in cui si inserisce questa iniziativa

La Commissione europea ha avviato ad inizio 2022 le consultazioni con il gruppo di esperti degli Stati membri sulla finanza sostenibile e la piattaforma sulla finanza sostenibile su una bozza di testo di un atto delegato complementare di “tassonomia” (regolamento 2020/852) che copre le attività relative al gas e al nucleare.La tassonomia dell’UE secondo la Commissione si propone di guidare e mobilitare gli investimenti privati nelle attività necessarie per raggiungere la neutralità climatica nei prossimi 30 anni.

Recita testualmente il comunicato della Commissione rinvenibile su: https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_22_2

Tenendo conto dei pareri scientifici e degli attuali progressi tecnologici, nonché delle diverse sfide di transizione tra gli Stati membri, la Commissione ritiene che il gas naturale e il nucleare possano svolgere un ruolo come mezzi per facilitare la transizione verso un futuro prevalentemente basato sulle energie rinnovabili. Nel quadro della tassonomia, ciò significherebbe classificare queste fonti energetiche a condizioni chiare e rigorose (ad esempio, il gas deve provenire da fonti rinnovabili o avere basse emissioni entro il 2035), in particolare perché contribuiscono alla transizione verso la neutralità climatica.Inoltre, per garantire la trasparenza, la Commissione modificherà l’atto delegato sulla divulgazione della tassonomia in modo che gli investitori possano identificare se le attività includono attività nel settore del gas o nucleari e in quale misura, in modo da poter effettuare una scelta informata”.

Prossimi passi del percorso istituzionale
Il comunicato della commissione UE delinea anche le tappe del percorso istituzionale che dovrebbe portare all’entrata in vigore del provvedimento.

“La piattaforma sulla finanza sostenibile e il gruppo di esperti degli Stati membri sulla finanza sostenibile devono essere consultati su tutti gli atti delegati ai sensi del regolamento sulla tassonomia, dato il loro ruolo di esperti previsto dal regolamento sulla tassonomia. Avranno tempo fino al 12 gennaio per fornire i loro contributi.

La Commissione analizzerà i loro contributi e adotterà formalmente l’atto delegato complementare nel gennaio 2022. Sarà quindi inviato ai colegislatori per il loro esame.Analogamente al primo atto delegato sul clima, il Parlamento europeo e il Consiglio (che hanno delegato alla Commissione il potere di adottare questo atto delegato) avranno quattro mesi per esaminare il documento e, qualora lo ritengano necessario, per opporvisi.

In linea con il regolamento sulla tassonomia, entrambe le istituzioni possono richiedere ulteriori due mesi di tempo per l’esame. Il Consiglio avrà il diritto di opporsi a maggioranza qualificata rafforzata inversa (il che significa che per opporsi all’atto delegato è necessario almeno il 72% degli Stati membri (cioè almeno 20 Stati membri) che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’UE), e il Parlamento europeo a maggioranza semplice (ossia almeno 353 deputati in plenaria).

Una volta terminato il periodo di controllo e ammesso che nessuno dei colegislatori si opponga, l’atto delegato (complementare) entrerà in vigore e si applicherà”.

La tassonomia dell’UE viene ufficialmente proposta dalla Commissione quale strumento di trasparenza basata su pareri scientifici per le aziende e gli investitori. Dovrebbe creare un linguaggio comune che gli investitori possono utilizzare quando investono in progetti e attività economiche che hanno un impatto sostanziale sul clima e sull’ambiente. Introdurrà obblighi di informativa a carico delle società e dei partecipanti ai mercati finanziari.

Per maggiori informazioni istituzionali si può consultare il sito web della DG FISMA sulla finanza sostenibile:
https://ec.europa.eu/info/business-economy-euro/banking-and-finance/sustainable-finance_en

L’Appello-Manifesto lanciato da APRE: Più ricerca e innovazione per il futuro dell’Europa

 

FAST tra i primi firmatari del Manifesto consegnato alla plenaria della Conferenza

Comunicato, 21 gennaio 2022

“Invitiamo la Conferenza sul futuro dell’Europa a discutere e approfondire le tematiche di ricerca e innovazione, in modo da porre tale fondamentale settore al centro del dibattito sulle sfide e priorità dell’Unione”. È questo il messaggio dell’Appello-Manifesto Research and Innovation for the Future of Europe, lanciato lo scorso novembre da APRE e già firmato dalle più prestigiose organizzazioni e associazioni dell’intera comunità europea di ricerca e innovazione.

I firmatari –  e tra i primi c’è anche la FAST Federazione delle associazioni scientifiche e tecniche – , rappresentano oltre 600 università, più di 400 centri di ricerca e RTO, 140 associazioni di categoria del mondo industriale e della piccola e media impresa, oltre 150 organizzazioni regionali e locali. Tra gli aderenti  ci sono Confindustria, CRUI, Unioncamere, Confartigianato, CNR, ENEA, INFN, INGV e altri maggiori centri di ricerca, le principali università. E ovviamente la FAST!

Il testo integrale del Manifesto e la lista completa degli aderenti sonappelloo disponibili qui R&I for Europe_Manifesto_v2.0.pdf e sul sito researchforeurope.eu

Il Manifesto è già nelle mani dei membri della Sessione plenaria della Conferenza sul futuro dell’Europa (CoFoE). Venerdì 21 e sabato 22 gennaio gli esperti discutono le prime 90 raccomandazioni adottate dai Panel europei di cittadini su “Democrazia europea / Valori e diritti, stato di diritto, sicurezza” e “Cambiamento climatico, ambiente/salute”, e le relative raccomandazioni dei panel nazionali.

La sottoscrizione del Manifesto è ritenuto un impegno irrinunciabile della FAST”, sottolinea il segretario generale della Federazione Alberto Pieri. “Lo testimoniano i quasi 125 anni di storia (fondata nel 1897) sempre orientati a scienza, ricerca, tecnologia; le molte collaborazioni ai programmi europei, come confermano il ruolo di National organizer fin dal 1989 per EUCYS-European Union Contest for Young Scientists con il concorso I giovani e le scienze e i molti studenti eccellenti avviati alle carriere scientifiche; l’adesione da decenni alle reti europee ora concentrate in EEN-Enterprise Europe Network; la formazione e l’aggiornamento per i tecnici.
Non c’è dubbio che il futuro dell’Europa e dei suoi cittadini sia in gran parte legato ai risultati nel campo della scienza e della tecnologia. Nei prossimi anni, la ricerca e l’innovazione devono essere ritenute fondamentali per guidare la ripresa post-Covid, accelerare la transizione ecologica e la trasformazione digitale, sostenere le aspirazioni di autonomia strategica dell’Unione.”.

EUROPA VERDE ALLA REGIONE: NO A NUCLEARE E GAS NELLA TASSONOMIA VERDE

Silvia Zambonicapogruppo Europa Verde nell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna: “Con la risoluzione che abbiamo depositato oggi, chiediamo alla Giunta dell’Emilia-Romagna di intervenire in Conferenza Stato-Regioni per chiedere al governo italiano di dire “no” all’inserimento di nucleare e gas metano nella tassonomia verde della UE, una proposta che contrasta con i principi di tutela dell’ambiente alla base della tassonomia oggi in vigore e con il processo di decarbonizzazione. La Regione deve inoltre sollecitare il Governo sia a riformulare il Piano nazionale integrato energia clima adeguandolo agli obiettivi europei, sia a mettere in sicurezza l’ex centrale nucleare di Caorso definendo il sito per il deposito delle scorie altamente radioattive”.
Bologna, 21 gennaio 2022 – La proposta della Commissione UE di inserire nucleare e gas metano nella tassonomia verde, cioè di certificarli come fonti green aprendo così l’accesso ai fondi europei destinati a investimenti ambientalmente sostenibili, sta suscitando forte opposizione in tutta Europa. Si tratta di una scelta incompatibile con l’obiettivo di raggiungere zero emissioni nette al 2050 e di tutelare l’ambiente, la salute e la sicurezza dei cittadini. Una scelta che rischia di compromettere sui mercati finanziari internazionali la credibilità della attuale tassonomia istituita per creare un gold standard per gli investimenti sostenibili.
Sono queste le ragioni alla base della risoluzione depositata oggi dal Gruppo Europa Verde in Assemblea legislativa Emilia-Romagna, con la quale si chiede alla Giunta regionale di intervenire sul governo per opporsi alla proposta della Commissione UE. Nella risoluzione si evidenzia la diseconomicità dell’investimento sul nucleare il cui costo del kwh è incomparabilmente più alto di quello del solare fotovoltaico e dell’eolico. Inoltre, restano irrisolti il problema del confinamento in sicurezza delle scorie altamente radioattive e quello delle emissioni di radioattività anche in fase di esercizio di routine.
Come insegna Enel, che nel programma industriale prevede di azzerare le emissioni di gas serra al 2040 (anziché al 2050) la strada da battere oggi è quella delle rinnovabili: per accelerare il processo di decarbonizzazione e per contrastare la volatilità dei prezzi di petrolio e gas metano. Con un aumento del 470% del suo costo, il gas metano oggi è il principale responsabile dell’incremento delle bollette e dell’inflazione che sta colpendo il nostro Paese. Una situazione che comporta rilevanti profitti per imprese come Eni ma un inaccettabile aggravamento del carovita per imprese e cittadini, e che incoraggia i big delle fonti fossili a perseguire una rendita di posizione sugli idrocarburi. Tutto questo in contrasto col ruolo attivo che un’impresa a partecipazione pubblica come Eni dovrebbe svolgere per l’attuazione del PNRR e il raggiungimento degli obiettivi della Legge sul Clima europea e degli Accordi sul Clima di Parigi del 2015.
“Certificare nucleare e gas come fonti verdi equivale a negare i principi stessi alla base della tassonomia verde UE. Invitiamo pertanto la Regione Emilia-Romagna a farsi portavoce di una netta opposizione ad una manovra che guarda al passato. L’esatto opposto di quanto stabilito nel Patto per il Lavoro e il Clima. Invece di assecondare gli interessi della Francia nucleare e delle lobby dei fossili si dovrebbe seguire l’esempio della Germania: la locomotiva d’Europa chiuderà entro quest’anno le ultime centrali nucleari in funzione, puntando decisamente sulle rinnovabili con l’ambizioso obiettivo di installare entro il 2030 200 GW di nuova potenza solare e di tagliare del 65% le emissioni di gas serra  dichiara Silvia Zambonicapogruppo di Europa Verde e Vicepresidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna –.  Ma non bastano i “no” al nucleare e al gas: ci vogliono anche i “sì” ad una transizione energetica più veloce. Per non essere in balia delle fluttuazioni del costo del metano bisogna puntare sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica. Per questo nella risoluzione chiediamo alla Regione di intervenire sul Governo perchè riveda gli obiettivi energia/clima al 2030 del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) adeguandoli a quelli UE; perché non impieghi risorse pubbliche destinate alle rinnovabili per fare fronte al “caro bollette”; e perché riduca gradualmente i Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD), che lo Stato versa ogni anno ai privati nella misura di circa 20 miliardi anche in relazione all’impiego di fonti fossili. Infine, chiediamo che sia affrontata la questione dell’ex centrale nucleare di Caorso, in provincia di Piacenza: il governo si deve impegnare per la messa in sicurezza dell’impianto e per la localizzazione di un deposito sicuro per le scorie altamente radioattive”.

PROPOSTE COMMERCIO. BERGAMINI E MELLONI (LEGA): «DA GIUNTA ACCORSI ANCORA NESSUN SEGNALE. CI ASPETTIAMO INIZIATIVE NELLA DIREZIONE DEL COMMERCIO»

CENTO (FERRARA), 21 GEN. ‘22.

«Dal sindaco di Cento tante belle prospettive sul “green” e la mobilità sostenibile, ma siamo ancora in attesa di capire cosa intenda realmente fare per il commercio». Il consigliere regionale della Lega, Fabio Bergamini, assieme al consigliere locale Alex Melloni, va all’attacco su di un versante “caro” al Carroccio, che in campagna elettorale aveva rilanciato la proposta di un assessorato specifico per rispondere alle esigenze dei commercianti, distinto da quello delle attività produttive. «Una proposta di buon senso – precisa Bergamini – che voleva enfatizzare la necessità di uno staff dedicato a seguire le esigenze dei commercianti, per fornire supporto in merito ai bandi ed intercettare contributi. Nel merito, come prime iniziative, occorrerebbe muoversi per quelle attività che possono vantare un ruolo, come bottega storica, oppure come realtà che promuove le eccellenze locali – aggiungono Bergamini e Melloni – e che magari si caratterizzano per le proprie vetrine, gli arredi e gli ornamenti, per la valorizzazione del gusto, che risultino di particolare interesse». In buona sostanza, «Esistono decine di attività commerciali ed artigianali che diffondono sapere e cultura attraverso un lavoro basato sull’esperienza, la riscoperta delle tradizioni locali e che possono per loro vocazione essere inserite in circuiti di valorizzazione delle città, degli antichi borghi e dei territori».  Tali attività commerciali o artigianali possono essere classificate come: “Botteghe che promuovono le tradizioni”. «Cento ha le sue carte da giocare in questo – avverte la Lega –. Proponiamo di inserire sgravi e incentivi per quelle attività economiche che valorizzano la qualità. Dal sindaco Accorsi pretendiamo una progettualità, in modo da consentire ai commercianti di programmare i loro investimenti». C’è poi un problema di ordine superiore: il commercio dell’era del web ha purtroppo un “nemico” difficile da gestire: «a livello nazionale e regionale vanno rimossi balzelli che sembrano assolutamente anacronistici – conclude Bergamini – come la data di inizio dei “saldi”, che appare ormai inadeguata rispetto a piattaforme che commerciano tutto l’anno fuori da ogni regola».

DOMENICA 23 GENNAIO “FERRARA MUSICA AL RIDOTTO” RIPARTE DAGLI ARCHI BAROCCHI DEL CONSERVATORIO “FRESCOBALDI”

Ripresa in grande stile di “Ferrara Musica al Ridotto” che domenica 23 gennaio ospita alle 10.30 l’Ensemble d’Archi Barocco del Conservatorio “Frescobaldi” diretto da Alessandro Perpich. Il programma propone proprio l’integrale del Secondo Libro de L’Estro Armonico di Vivaldi. Il titolo è un ossimoro che dice tutto sul contenuto: dodici Concerti dove la pura fantasia viene vincolata dalle regole dell’armonia. Vitalità e freschezza dell’inventiva melodica, energia ritmica, brillantezza e vis drammatica segnano la sintesi perfetta tra “concerto grosso” e concerto solistico.
L’ensemble è nato su iniziativa di Perpich nel 2011 proprio per celebrare i 300 anni de L’Estro Armonico di Vivaldi. I suoi componenti – tutti allievi del Conservatorio “Frescobaldi” – si alterneranno nei ruoli solistici con il sostegno dei docenti. Dal 2011 la formazione ha via via approfondito studio e prassi delle opere strumentali di Tartini, Geminiani, Telemann, Vivaldi, Händel e Johann Sebastian Bach, esibendosi tra l’altro a Cremona, Ferrara, Rimini, Cesena, Fusignano e Ravenna, per Radio Vaticana e Rai 5. La formazione è composta dai violinisti Maria Grazia D’Agostino, Marco Remelli, Giulio Signorile, Beatrice Giacca, Jacopo Sciagrà, Sara Pini Ugolini, Enrico Giannino, Angelika Strano, Simona Barberio, Sara Pini Ugolinidai violisti Achille Galassi e Danny Vommaroidai violoncellisti Perikli PiteLuisella Ghirello e Alessandro Malavasidal contrabbassista Alfredo Trebbidal clavicembalista Ludovico Silvestri e da Francesco Tomasi e Giovanni Fini alla tiorba.
Alessandro Perpich, nato a Firenze, ha intrapreso giovanissimo lo studio della musica sotto la guida del padre e si è diplomato a pieni voti e lode in violino al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia e in viola al Conservatorio Piccinni di Bari. Al Conservatorio di Ginevra ha ottenuto nel 1992 il Premier Prix de VirtuositéHa tenuto concerti in USA, Sud America, Asia, Europa (Festival di Salisburgo, Salle Pleyel e Opera Garnier di Parigi, Avery Fisher Hall di New York, Ravinia Festival di Chicago, Tanglewood-Boston, Musikverein di Vienna, Coliseum di Buenos Aires, Teresa Carreno di Caracas, Suntory Hall di Tokyo, Scala di Milano). Incide per Bongiovanni ed EPR. È direttore artistico del Festival Musicale Savinese. Fondatore dell’Ensemble d’archi “La Corte Sveva”, nel 2004 ha vinto il Premio Speciale della Fondazione Masi al Concorso Internazionale “G. Zinetti”. Suona su un violino Tomaso Carcassi del 1757 e su un Carlo Ferdinando Landolfi del 1750.

LA FONDAZIONE TITO BALESTRA ONLUS PREMIATA DALLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA TRAMITE LA LEGGE 18/2000 SUL SISTEMA MUSEALE REGIONALE

Sono 19 le convenzioni attivate dalla Regione Emilia-Romagna con altrettante attività museali e la Fondazione Tito Balestra di Longiano è tra queste, il progetto inviato infatti è stato premiato arrivando per punteggio secondo in graduatoria dietro alla Fondazione Ettore Guatelli ma con il più alto contributo assegnato, ben 87mila euro in tre anni che sono sinonimo di quanto la Regione abbia apprezzato il lavoro formativo e di ricerca dedicato al 900 in tutte le sue sfaccettature del polo culturale di Longiano che da anni da prestigio e visibilità alla città. Il contributo sarà regolato da una convenzione fra Regione e Fondazione Tito Balestra Onlus. Un consolidamento importante, perché la Regione Emilia-Romagna riconosce dal 2010 la Fondazione Tito Balestra Onlus come struttura di rilevanza Regionale e le finalità del contributo saranno ossigeno per l’indispensabile lavoro di conservazione, catalogazione, informazione, promozione, divulgazione e ricerca.
Queste le parole del Direttore della Fondazione Flaminio Balestra: Ogni volta che ci accingiamo a preparare un progetto per una richiesta di contributo cerchiamo sempre di avere ben chiaro che il lavoro di un museo non è solo l’utenza del pubblico, che pure è molto importante, ma è soprattutto memoria, ricerca, catalogazione: tutti lavori che in Fondazione facciamo fin dalla sua nascita nel nome di Tito Balestra che ci ha lasciato una importante eredità culturale. Per questo siamo molto soddisfatti del risultato ottenuto, perché il riconoscimento regionale ci dà modo di essere progettuali sulla triennalità e soprattutto ci dà la possibilità di attivare proficue e stimolanti collaborazioni.
La Fondazione “Tito Balestra” è situata nei locali del Castello Malatestiano di Longiano. Al suo interno ospita una delle raccolte d’arte del Novecento e contemporanea più ricche dell’Emilia-Romagna. La Fondazione ha sempre operato affinché la città di Longiano fosse dotata di un museo moderno ed efficiente, particolarmente attento agli standard richiesti dalle leggi nazionali e regionali, attuando un’ intensa attività culturale:mostre, convegni, seminari, didattica. Nel 2010, in coincidenza con le celebrazioni per i vent’anni, la Fondazione Tito Balestra Onlus ottiene, grazie a questa mission, con delibera della Giunta della Regione Emilia-Romagna, il “primo riconoscimento dei musei della Regione Emilia Romagna in base agli standard ed obiettivi di qualità ai sensi della L.R. 18/2000”. Questo riconoscimento ha tenuto conto del rispetto delle normative vigenti in materia di musei e di sicurezza con grande attenzione all’attività didattica di cui la Fondazione è stata pioniera nel territorio, alla qualità dei servizi offerti al pubblico, all’attività editoriale e non per ultimo all’uso di tecnologie avanzate, applicate a sicurezza, archiviazione, catalogazione e visite guidate.

La Provincia provvede alla salatura preventiva delle strade dell’Alto Ferrarese

La Provincia decide di salare le strade del quadrante viario dell’Alto Ferrarese nei comuni di: Poggio Renatico, Bondeno, Cento, Terre del Reno, Vigarano Mainarda e parte del territorio del comune di Ferrara. La misura precauzionale è stata presa in seguito alle piogge cadute nella notte fra mercoledì 19 e giovedì 20 gennaio in quella parte del territorio provinciale, che hanno sciolto il sale sparso il 10 gennaio e il 17 dicembre scorsi. I bollettini meteo per il prossimo fine settimana prevedono situazioni di gelate notturne e nebbia, da qui la decisione della Provincia di mettere in sicurezza la parte di viabilità rimasta senza la protezione del sale.
Il terso intervento di messa in sicurezza riguarda anche la viabilità di accesso al polo ospedaliero di Cona. L’uscita dei mezzi dotati di spargisale è programmata per la tarda mattinata e la fine dell’operazione è prevista per il primo pomeriggio.
Questa terza salatura interessa un quarto della rete viaria provinciale, che misura complessivamente circa 800 chilometri.

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Marco Ceravolo parla di Donne nella storia della profumeria

Un incontro multisensoriale dedicato al contributo fondamentale con cui alcune personalità femminili si sono imposte – e oggi sempre più si impongono – nell’affascinante storia della profumeria di lusso. Marco Ceravolo (Ferrara, 12-10-1969). Naturalista. Da sempre attratto dagli odori in senso lato, sono un osmonauta per il quale la passione per la profumeria è stato un passo obbligato. Ha seguito il corso triennale “Il Linguaggio del Profumo” presso Smell Arte e Cultura Olfattiva (www.smellatelier.it) insieme al profumiere Martino Cerizza per approfondire lo studio delle materie prime usate in profumeria e approcciarsi all’arte della composizione. Frequenta regolarmente gli eventi e i saloni dedicati (Pitti Fragranze a Firenze ed Excense a Milano), scrive con costanza recensioni sia per interesse personale (pagina FaceBook), sia su commissione per negozi on-line. Ha collaborato alle attività di Smell Atelier per lo Smell Festival di Bologna e curato incontri e letture per altre manifestazioni sul territorio italiano. Per l’incontro in presenza ingresso con super green pass e mascherina FFP2.

SCIOPERO NAZIONALE DELLA POLIZIA LOCALE DEL 15 GENNAIO 2022: NESSUNA RISPOSTA DAI SINDACI DOPO LE RICHIESTE DEL SULPL DI DEVOLVERE IN BENEFICIENZA LE GIORNATE DI SCIOPERO DELLA POLIZIA LOCALE E IL SILENZIO DELL’ANCI PER LA FESTA DI SAN SEBASTIANO. RINGRAZIAMENTO AL NUOVO SINDACATO CARABINIERI -NSC.

Il SULPL (Sindacato Unitario Lavoratori Polizia Locale) in occasione della Ricorrenza di San Sebastiano, Santo Patrono della Polizia Locale, che si è tenuta oggi 20 Gennaio e all’indomani dello sciopero nazionale di categoria, che ha visto molta partecipazione nella provincia di Ferrara, in tutta l’Emilia Romagna e nell’intero Paese, prende atto che ad oggi nessuna risposta è pervenuta dalle amministrazioni locali interessate dalla richiesta di devoluzione in beneficenza delle economie di spesa derivanti dalla partecipazione degli Agenti ed Ufficiali alla giornata di mobilitazione dello scorso 15 gennaio. Anzi a dir di più l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI) ha inviato, nei giorni  scorsi, a tutte le amministrazioni comunali italiane una nota in riferimento alla giornata di San Sebastiano in cui non si fa alcun riferimento riguardo alla tanto contestata bozza di riforma della categoria alla base dello sciopero. La partecipazione alla giornata di mobilitazione dello scorso 15 Gennaio ha di fatto, invece, dimostrato come sia fondamentale l’apporto della Polizia Locale in materia di sicurezza urbana congiuntamente alle forze dell’ordine nazionali. I sindaci così, ufficialmente con la nota ANCI, non si sono schierati riguardo alle rivendicazioni che la categoria porta avanti da ormai 30 anni, ed anzi, non è stato fatto alcun cenno alle problematiche ampiamente segnalate dal SULPL e non solo. Oltre alle tutele previdenziali e contrattuali rispetto alle altre forze di polizia, deve essere chiaro che se passasse questa bozza nessun Agente ed Ufficiale di Polizia Locale potrà più svolgere a pieno le proprie funzioni in materia di pubblica sicurezza, polizia giudiziaria, ecc. tanto richieste dalle amministrazioni locali così come quelle nazionali…ma chi lo spiegherà ai cittadini? Il SULPL chiede così ai Sindaci della nostra provincia di prendere una posizione chiara sul ruolo della Polizia Locale, oltre che a quelli interessati di aderire alla devoluzione in beneficienza delle giornate di sciopero della polizia locale come richiesto, valorizzandone il ruolo e sollecitando ANCI affinché si attivi per una legge di riforma seria a tutela della categoria e del servizio al cittadino.
La categoria attende risposte chiare e se queste non arriveranno presto vi saranno nuove forme di mobilitazione in quanto la Polizia Locale non può permettersi di essere esclusa quando si parla di sicurezza urbana.
Come Segreteria Provinciale di Ferrara vogliamo inoltre ringraziare in questa nota il Nuovo Sindacato Carabinieri (NSC) unico sindacato delle altre forze di polizia che a livello regionale ha solidarizzato con le istanze della Polizia Locale Italiana.

matite colorate pastelli colori

GENNAIO 1959 – Le matite colorate

Nel Gennaio 1959 mia madre Anna Ghepardi aveva 17 anni, ne compì 18 il 21 Ottobre.
Fu l’anno in cui si diplomò maestra. Per una femmina che veniva da una famiglia povera fu una grande conquista.

Racconta che nessuna delle sue amiche di Cremantello raggiunse il diploma, le più brave tra le sue coetanee fecero tre anni di quello che allora si chiamava ‘Avviamento professionale’ e poi si misero a fare le segretarie o le centraliniste.

Le altre andarono a fare le operaie in filanda, rovinandosi le mani con l’acqua bollente, in cui bisognava inserire i bozzoli dei bachi da seta per poi sgarzare il prezioso filamento.

Era l’anno 1959 quando imperversava una famosa epidemia, quella portata dal ceppo influenzale conosciuto come ‘Asiatica’ [Qui]. La vita scorreva senza troppi problemi e le informazioni su questa pandemia erano scarse, sia da parte delle Autorità che da parte dei medici di famiglia.

L’Asiatica contaminava giovani, meno giovani, ma soprattutto anziani. Si trattava di una forte influenza che colpiva le vie respiratorie, causando forti febbri (fino a quaranta), indebolendo tutti i muscoli e costringendo chi la contraeva a letto per settimane.

Tra il 1957 e il 1960 morirono per l’Asiatica circa quattro milioni di persone nel mondo. Fu causata dal virus A/Singapore/1/57 H2N2 (influenza di tipo A), isolato per la prima volta in Cina nel 1954.

Mia madre racconta che anche lei prese l’influenza e stette a casa una settimana da scuola. Il collegio che ospitava mio padre chiuse venti giorni perché erano tutti ammalati: ragazzi e insegnanti. Lei però guarì, così come mio padre. Molte informazioni non c’erano, non si sapeva quante persone si fossero ammalate, quanto grave fosse la pandemia, quante persone morirono.

Nel gennaio del 1959 successero nel mondo diversi eventi importanti, ma mia madre dice che non ne conoscevano nessuno. I giornali non si leggevano, la TV era presente solo in qualche esercizio pubblico e le notizie arrivavano, in un paese piccolo come Cremantello, frammentate, ritardate e poco attendibili.

Fu così che, ignorati dagli abitanti di Cremantello, successero nel Gennaio 1959 alcuni grandi avvenimenti.

Il primo gennaio il dittatore Fulgencio Batista abbandonò l’Avana. Fidel Castro entrò nella capitale cubana in testa alle sue truppe.

Il due Gennaio l’Unione Sovietica lanciò nello spazio Luna 1, il primo oggetto costruito dall’uomo ad uscire dall’orbita terrestre.

Il tre gennaio l’Alaska entrò negli USA, diventandone il 49º stato.

Il sei gennaio a Bologna Giuseppe Dossetti, ex politico e parlamentare democristiano, esponente della sinistra del partito, ricevette l’ordinazione sacerdotale.

L’otto gennaio, al Palazzo dell’Eliseo in Francia, René Coty, ultimo presidente della Quarta Repubblica, passò le consegne a Charles de Gaulle, primo presidente della nuova Costituzione.

Il ventisei Gennaio in Italia cadde il secondo governo Fanfani. Il politico abbandonò anche la carica di segretario della Democrazia Cristiana.

Di tutto questo a Cremantello non si seppe nulla. Si andava avanti conducendo una vita relativamente tranquilla e complessivamente povera. In una famiglia di contadini di quattro persone c’erano quattro piatti, quattro forchette e quattro bicchieri. Se andava tutto bene, c’era un cappotto o una giacca pesante a testa.

I bambini andavano a scuola con gli zoccoli (per fortuna gli zoccoli scaldavano i piedi e li tenevano asciutti) e possedevano sei pastelli di legno per colorare i loro disegni. I pastelli dovevano durare tutto l’anno, non era possibile ipotizzare di doverli rimpiazzare.

Se un pastello cadeva lo si raccoglieva subito e si controllava che la mina fosse integra. La mina rotta era una grande sfortuna. Tutte le volte che si provava a fare la punta al pastello, la frazione di mina usciva dall’involucro di legno in maniera anomala e si depositava sul pezzo di carta dove si erano appena raccolti i trucioli della limatura.

Era un evento che intristiva sia i bambini che i genitori e per il quale non c’era rimedio. Le matite colorate che cadevano generavano sicuramente apprensione. A maggior ragione se cadevano il rosso o il giallo, i due colori primari prediletti dai bambini.

Mia mamma quell’anno fece la maturità. L’autobus per la città passava davanti a casa sua e si fermava poco più in là, ma lei non lo poteva prendere perché costava troppo. Doveva fare ogni mattina cinque chilometri in bicicletta per arrivare al paese più vicino, dove si trovava la stazione ferroviaria e dove lei poteva permettersi di pagare il biglietto del treno per arrivare a scuola.

Al ritorno il percorso era fatto in senso inverso. Prima un pezzo di viaggio in treno e poi cinque chilometri in bicicletta per arrivare a casa. Ricordo di aver sentito la nonna Adelina dire che avrebbe voluto mettere le ruote sotto la casa e spostarla vicino alla città per aiutare sua figlia negli studi e non doverla vedere arrivare a casa col buio e, d’inverno quando faceva molto freddo, congelata o bagnata.

Ma la grande casa della nonna le ruote non le aveva, non le ebbe mai e mia madre dovette continuare a fare dieci chilometri in bicicletta tutti i giorni, finché si diplomò.

Ogni tanto mia madre dice che il poter stare in casa al caldo, quando fuori fa freddo, è tutt’ora una delle sue massime soddisfazioni. Racconta anche la nonna Adelina la aspettava a casa con la cena pronta, anche se la qualità del cibo non era eccellente, un po’ per la mancanza di materie prime e un po’ perché la nonna non amava cucinare.

Quando si doveva fermare a scuola anche al pomeriggio, mangiava nella pausa pranzo due panini con la pancetta, il salume che costava meno.

Aveva però una grande fortuna. Il padre di una sua compagna di classe faceva l’apicultore e, per lo stesso motivo per cui mia madre aveva sempre la pancetta, la figlia dell’apicultore aveva sempre due panini col miele.

Così si creò un sodalizio davvero vincente. Siccome mia madre era stufa della pancetta e Verbena era stufa del miele, facevano uno scambio. Mia mamma dava uno dei suoi panini a Verbena, la quale le cedeva uno dei suoi al miele.

Fu in quel modo che la situazione migliorò senza costi aggiuntivi per nessuno. La solidarietà e la reciprocità sono uno dei vettori del senso di comunità e uno dei collanti sociali più forti che conosciamo, senza bisogno di spendere nulla. Senza soldi si acuisce l’efficienza e, purtroppo solo in alcuni casi, anche la solidarietà.

Mia madre dice che quando sente pronunciare delle frasi stucchevoli del tipo “si stava bene quando si stava peggio” le viene la nausea. Si stava peggio e basta. Ci si ammalava di più, si moriva prima, si soffriva il freddo, c’erano meno possibilità di vedere, imparare, capire e conoscere.

Dopo cena la nonna le cercava i termini da tradurre sul vocabolario di latino. Spesso mia madre era costretta a fare delle tardive versioni, dalla nostra ‘lingua morta’ all’italiano, che non le piacevano minimamente. Il latino non è mai stato il suo forte e forse proprio per quello, le versioni scivolavano verso la fine della giornata e non la chiudevano nel migliore dei modi. Ma a scuola non si studiava solo latino e, per fortuna, nelle altre materie era brava.

Mia madre non aveva il padre. Era morto improvvisamente d’infarto a cinquant’anni. Questo condizionò sicuramente la sua infanzia e la sua adolescenza, così come quella dello zio Giovanni e fece sì che il carattere della nonna Adelina diventasse complicato e a volte inspiegabile.

La nonna si intristiva sempre durante le feste, non le piaceva il Natale e non voleva mai festeggiare nessuno. Le feste le ricordavano il marito morto e penso che le venisse una terribile nostalgia del poco tempo in cui lei e i suoi bambini erano potuti stare con lui.

Quando è avvenuto questo tremendo lutto, mia madre aveva otto anni e lo zio Giovanni due. Chissà com’era il nonno, non avrò mai la possibilità di saperlo. Nel 1959 erano passati dieci anni da quella nefasta giornata e la vita scorreva tutto sommato tranquilla.

La loro situazione era simile a quella di altri compaesani perché, nonostante la mancanza del papà, erano economicamente indipendenti. La nonna Adelina era una brava sarta e lavorava sempre.

Mentre tutto questo accadeva a Cremantello, nel mondo succedeva di tutto, ma loro non lo sapevano e continuarono la loro vita di sempre, coltivando l’orto, aiutando lo zio che vendeva le stoffe, andando in giro in biciletta e mangiando il gelato la domenica pomeriggio.

Del resto i confini del mondo e del sapere sono mutevoli e la differenza la fa ‘ciò che si sa’.
‘Ciò che non si sa’ non condiziona in alcun modo la qualità della vita percepita.

N.d.A.
I protagonisti dei racconti hanno nomi di pura fantasia che non corrispondono a quelli delle persone che li hanno in parte ispirati. Anche i nomi dei luoghi sono il frutto della fantasia dell’autrice.

N.B. Per leggere tutti i racconti di Costanza Del Re è sufficiente cliccare il nome dell’autore sotto il titolo. 

Bonavox

 

Bono Vox (nome d’arte preso storpiando l’insegna di un negozio di strumenti di Dublino), al secolo Paul Hewson, misticheggiante front man del gruppo pop-rock U2, ha dichiarato in una intervista a Hollywood Reporter che prova imbarazzo e diventa rosso ascoltando le canzoni della band alla radio, e non gli piace granché nemmeno il nome del gruppo. Inoltre dichiara di essere legato a un paio di canzoni (Miss Sarajevo, Vertigo) che la maggior parte dei fan (una sterminata platea) della band considera molto meno importanti di altre “pietre miliari”.

Naturalmente, tutti a dire che Bono (61 anni) è rincoglionito. Io invece credo che non sia mai stato tanto lucido. Semplicemente, inizia a guardare da una certa distanza l’immagine che ha e la fama di cui gode. Ed è fantastico che molti fan e “giornalisti” musicali non gli perdonino di avere leso la maestà di se stesso, come se non potesse farlo, come se Bono fosse un’effigie proprietà di tutti e Paul Hewson, ovvero Bono stesso, non si potesse permettere di imbrattare l’icona sacra. Non puoi dire di te che sforzavi ridicolmente la voce per sembrare “macho”. Non puoi dissacrare te stesso. Un patetico Gino Castaldo su Repubblica arriva a dire “siamo noi a essere imbarazzati, per lui e per il modo in cui distrugge un patrimonio e si fa beffe della credulità della gente” . Ecco: è nel vocabolo “credulità” che risiede il vero disappunto di gente come Castaldo. Gli abbiamo creduto, abbiamo creduto che fosse Gesù Cristo, abbiamo costruito la nostra misera carriera vendendolo al mondo come il salvifico messia del rock e adesso lui prende per il culo se stesso (quindi noi), e lo fa sul serio. Come si permette?

Semplicemente, Paul Hewson sta invecchiando. Per sua fortuna, a differenza di altri che non hanno retto alla nomina di nuovi salvatori del mondo, e si sono ammazzati di alcol e droga ben prima della maturità. Sta invecchiando e questo gli consente di guardare il Truman Show della sua carriera di performer e di monaco laico con maggiore distacco, e di coglierne tutto il fatuo, oltre che il ridicolo.

“Penso che gli U2 remino molto verso l’imbarazzo: forse questo è il posto dove stare come artista, proprio al limite del tuo livello di imbarazzo”. 

Paul David Hewson

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