Home > INCHIESTE & ANALISI > ALTRI SGUARDI > PAROLE A CAPO
Roberto Pazzi: “Quando c’era tutto” e altre poesie
Tempo di lettura: 5 minuti

Probabilmente oggi è necessario essere un grande poeta lirico per non pretendere che una foglia”
(Walter Benjamin)

Le poesie di Roberto Pazzi che proponiamo oggi, sono tratte da Un giorno senza sera – Antologia personale di poesia 1966-2019, La nave di Teseo, 2020.Sono poesie inedite che fanno parte di Le rotte della mente, l’ultima sezione dell’antologia.
Lunedì 10 agosto sarà la notte di San Lorenzo, all’interno del Cortile del Castello Estense, nell’ambito della rassegna “Tempo d’estate a Ferrara”, Roberto Pazzi leggerà alcune delle sue “poesie di una vita”, con gli interventi musicali dal vivo di Marcello Corvino.

 

L’amore cresce come l’erba 

Non sei mai solo se le cose parlano,
i vestiti smessi nell’armadio,
le penne scariche sul tuo tavolo,
le federe dei cuscini,
il parquet della camera da letto
consumato dai sogni,
l’odore delle stanze che consacra
il ricordo di tante risate,
nelle carni di complici ombre
che si sono nascoste,
ma non ti hanno detto dove,
così sarà più ricca la sorpresa,
chissà, in un tram che sale
le colline di San Francisco,
o in un traghetto del lago Baikal.
Ti è capitato di sobbalzare
alla vista di sconosciuti
che parevano proprio loro
in giro per il mondo,
ma poi si sono voltati.
La ricerca e l’attesa sono la vita,
tu resta ben fermo dove sei,
contano sulla tua fedeltà
non sei più Orfeo che si volta
per paura che lei non ti segua,
hai imparato,
l’amore cresce senza che tu lo veda,
come non vedi crescere l’erba.

 

La fuga da Ferrara

Quando non ci sarò resteranno
i bambini a scuola,
i semafori gialli nella notte,
la gioia del goal,
la mura degli Angeli,
la corsa all’appuntamento
dopo una spruzzata di profumo,
un’ultima occhiata nelle vetrine,
che non ci deluda.
Ci sarà il silenzio di una coppia
in trattoria, prima che esploda il litigio,
lui dolce e mite che l’ascolta,
lei bellissima e tremenda che lo fustiga
senza pietà sapendo che tra poco
gli si concederà.
Ci saranno le entrate a sud e a nord
dell’autostrada che a Roma apre
il sogno di andarsene da qui,
la grande fuga accarezzata sempre.
Ci sarà tutto,
i mancati amori,
i volti che avremmo voluto offrire
agli specchi delusi da noi,
le parole che non vennero,
il nostro nome scelto, non imposto,
il momento della storia
dove ci sarebbe piaciuto scendere.
Ci sarà tutto nel nulla,
quando non ci sarò.

 

Dal pozzo della memoria

Mi ritorna tutto su,
dentro l’estate un’altra estate,
in una via le molte volte attraversate
piene di gente
con scarpe che non si portan più,
nei vestiti che passano di moda,
le martingale, i colli di pelliccia,
i pantaloni a zampa di elefante,
le camicie di popeline,
il gusto che della mente muta,
il sapore del vino che mente alla memoria
al fondo del bicchiere
chiama alla lingua i primi sorsi più golosi
e l’età bambina quando non potevo berne
“fa male ai grandi, figurati a te”
ammonivano a tavola.
Ora che posso bere quanto ne voglio
che posso andare dappertutto,
partire ogni momento
senza chiedere permesso,
mi pare bella solo l’età dei limiti
e dei permessi,
come dal fondo di un pozzo
guardavo me affacciato lassù in alto
che mi sporgevo a spiarmi,
sognavo laggiù quello che sono oggi quassù,
oggi che sono tutto quello che ho sognato

 

Quando c’era tutto

Cos’è mancato?
Niente, c’era tutto una volta,
la giovinezza, il futuro, il sogno,
e volavano i giorni.
L’amore se ne stava in attesa
e nessun giorno era sprecato.
Era un vero scialo del tempo,
se ne perdeva tanto,
si poteva andare e tornare,
non c’erano mai solo andate,
si tornava sempre a sognare
le valigie già pronte,
si trattava di pazientare
ma poi lei,
quella vita solo a noi promessa
sarebbe accorsa a darci il bacio
nel lieto finale di un bel film.
I conti con la felicità erano in ordine,
eravamo allora eterni.

Roberto Pazzi
Poeta, narratore e giornalista, è nato ad Ameglia (SP) nel 1946 ma vive a Ferrara. Ha scritto per il Corriere della Sera e The New York Times, oggi collabora a QN. Laureatosi in lettere classiche a Bologna, relatore Luciano Anceschi, con una tesi su Saba, ha insegnato nella scuola e nell’università a Ferrara e ad Urbino. Il suo esordio in poesia è avvenuto con una silloge di versi apparsa sulla rivista Arte e Poesia nel 1970, con una nota di Vittorio Sereni.La sua produzione letteraria, tradotta in ventisei lingue, comprende otto raccolte di poesie e ventuno romanzi. Tra i molti riconoscimenti ricevuti, ha ottenuto due volte il premio Selezione Campiello, è stato finalista al premio Strega e al Viareggio, ha vinto il superpremio Grinzane Cavour e il Flaiano e i premi Montale, Scanno, Comisso, Elsa Morante, Bergamo, Stresa, Lerici-Pea, Rhegium Julii, Zerilli-Marimò.
Le sue opere più recenti sono il romanzo Verso S. Elena (2019) e l’epistolario con Vittorio Sereni Come nasce un poeta (2018).

La rubrica di poesia Parole a capo esce regolarmente ogni giovedì mattina su Ferraraitalia. 
Per leggere i numeri precedenti clicca [Qui]

Commenta

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi